BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Quel "dizionario" che serve a leggere l’Italia reale

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Giulio Tremonti (Foto Ansa)  Giulio Tremonti (Foto Ansa)

La pubblicazione dei due principali documenti di politica economica - la Decisione di finanza pubblica (Dfp) e il Programma nazionale di riforma (Pnr) -, in effetti tre se si include l’allegato tecnico econometrico, e l’annuncio di un nuovo documento (o una serie di provvedimenti) sullo sviluppo che dovrebbe essere declinato e reso noto all’inizio di maggio hanno innescato un dibattito su due aspetti: a) i contenuti effettivi di crescita e sviluppo delle riforme catalogate (87) ed enunciate; b) il loro carattere “strutturale”.

È un dibattito che merita di essere seguito con attenzione, e anche chiarendo aspetti che ogni giorno sembrano diventare più nebulosi. Da un lato, numerosi economisti - e il sottoscritto - commentano che così come stanno le cose i due documenti promettono una crescita molto debole e non articolano nessuna vera riforma “strutturale”. Da un altro, si risponde che le riforme “strutturali” ci sono state nel passato recente - le 87 catalogate nei documento - e ce ne saranno di più nel prossimo futuro (ammodernamento del codice tributario, blocchi agli aumenti salariali nel pubblico impiego, ulteriori semplificazioni amministrative, pareggio di bilancio nel 2014 e via discorrendo).

Prima di entrare nel merito, occorre chiarire un problema terminologico che sta causando una certa confusione in quanto i termini “struttura” e “strutturale” vengono utilizzati in modo intercambiabile in riferimento sia ai meccanismi che determinano gli andamenti della finanza pubblica (o meglio la “governance” della finanza pubblica), sia i temi e i problemi attinenti alle strutture dell’economia reale, o più specificamente alla struttura di produzione.

Le riforme “strutturali” sinora attuate (le 87 elencate nei due documenti, segnatamente nel Pnr) riguardano, con poche eccezioni (specialmente nel campo della scuola e dell’università), esclusivamente la finanza pubblica. Non che non siano necessarie e meritorie; ha, indubbiamente, ragione il ministro dell’Economia e delle Finanze nel sostenere che se non si tenesse dritta la barra della finanza pubblica si correrebbe il rischio di finire come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna.


  PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/04/2011 - lavoro liberale (francesco taddei)

citiamo in causa sempre tremonti ma il ministro del lavoro (in italiano è meglio) dov'è? le liberalizzazioni degli ordini professionali (residui dell'apparato fascista sopravvissuti per scopi elettorali)quando avverranno? e per favore basta con la litania dell'autoregolamentazione!è il parlamento che ha nella legislazione la sua prerogativa.