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NUCLEARE/ Forte: Fukushima, un "nuovo" modello per dire sì alle centrali

Pubblicazione:mercoledì 27 aprile 2011

Foto Ansa Foto Ansa

I valori critici pericolosi dipendono dalla concentrazione della radioattività e quindi la dispersione degli impianti su più siti fra loro distanti riduce le soglie critiche, a parità di potenza totale installata. Va tenuto presente il calore generato dalla reazione nucleare del combustibile che trasforma l’acqua in vapore che aziona le turbine per produrre elettricità. In caso di arresto, alcune barre di controllo, posizionate tra quelle di combustibile, possono essere sollevate e abbassate per fermare la reazione nucleare. In Giappone, le barre di controllo hanno funzionato correttamente. Ma anche se la reazione si ferma, le barre di combustibile continuano a rilasciare quantità enormi di calore, per il decadimento di elementi chimici radioattivi. Per evitarlo vanno immerse nell’acqua di raffreddamento. In Giappone è mancata l’elettricità necessaria ad avviare il sistema di raffreddamento.

I tecnici hanno aggiunto acqua, che ha cominciato a evaporare troppo rapidamente. Le barre sono rimaste esposte all’aria, surriscaldandosi. Con vasche di raffreddamento più grandi, il surriscaldamento avrebbe tardato. Inoltre, la tecnica di raffreddamento, azionata elettricamente, può essere prolungata mediante accumulatori che rilasciano elettricità per qualche giorno e non solo per qualche ora quando saltano i collegamenti per l’alimentazione esterna. Inoltre, occorrerebbe aggiungere al raffreddamento azionato elettricamente la vecchia tecnica azionata in modo endogeno, mediante il passaggio automatico a una camera di raffreddamento, quando il calore in quella ove vi è l’uranio diventa eccessivo.

Il reattore 1 di Fukushima, essendo vecchio, aveva questo tipo di sistema di raffreddamento, gli altri quello azionato elettricamente. Un mese o due prima del disastro si era discusso se si dovesse aggiungere al reattore 1 l’impianto azionato elettricamente e anche se fosse utile aggiungere quello automatico agli altri 5 reattori. Si è concluso che ciò era inutilmente costoso. Ora si vede che sarebbe stato saggio avere i due sistemi, per guadagnar tempo in attesa di provvedere al ripristino degli impianti elettrici. Oltre a ciò, mancavano i robot per eseguire tali operazioni. Invece, bisognerebbe disporre di robot appositamente addestrati per effettuarle. Mancavano i droni (aerei senza pilota). Invece bisognerebbe averne con proboscidi allungabili appositamente predisposte per rilasciare l’acqua di raffreddamento e altre sostanze nei punti necessari, senza disperderle.


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