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FINANZA/ Le prove nero su bianco del "fallimento" Usa?

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La sede del Dipartimento del Tesoro di Washington (Foto Ansa)  La sede del Dipartimento del Tesoro di Washington (Foto Ansa)

A confermarlo ci ha pensato un’inedita e sconvolgente lettera spedita al segretario del Tesoro, Timothy Geithner, dal presidente del Treasury Borrowing Advisory Committee, Matthew E. Zames, un vero e proprio grido di dolore e un ultimo appello prima dell’imponderabile. Per Zames, «ogni possibile ritardo nel pagamento di cedole o interessi da parte del Treasury, anche per un limitato periodo di tempo, porrebbe il Treasury e i mercati finanziari in generali in un territorio di incertezza e potrebbe dar vita a un’altra catastrofica crisi finanziaria. È impossibile conoscere l’impatto totale di una crisi simile sulla crescita globale e sui costi di finanziamento del Treasury. Comunque sia, le lezioni della recente crisi suggeriscono che ci saranno diverse conseguenze devastanti, non ultimo l’innalzamento dei costi di finanziamento a lungo termine del Treasury e l’aumento del carico di costi sui contribuenti americani. Queste conseguenze potrebbero nascere da cinque sviluppi che potrebbero concretizzarsi se il Treasury farà default sulle sue obbligazioni come risultato del fallimento di una politica di innalzamento del limite di debito».

Quali sono questi sviluppi? Primo, gli investitori stranieri, che detengono circa metà del debito del Tesoro, potrebbero ridurre i loro acquisti di Treasuries su base permanente e potenzialmente vendere alcune delle loro holdings esistenti. Se gli investitori stranieri cominceranno a tagliare i loro investimenti in Treasuries come risultato di un default, i tassi del Tesoro e i suoi costi per il prestito saliranno indubitabilmente. Un aumento di 50 punti base del tasso del Tesoro potrebbe costare ai contribuenti americani 75 miliardi di dollari in più all’anno.

Secondo, un default del Tesoro o un prolungato ritardo nell’innalzamento del tetto di debito potrebbe portare a un downgrade del rating del credito sovrano Usa. Il fatto che Standard&Poor’s abbia rivisto l’outlook da “stabile” a “negativo” ci indica che c’è una possibilità su tre che Standard&Poor’s opererà un downgrade del rating Usa nei prossimi due anni. Uno dei motivi di questo cambio di outlook è il rischio materiale che i politici Usa non siano in grado di raggiungere un accordo su come affrontare le sfide di budget del medio e lungo termine: un default o un ritardo nell’innalzamento del tetto di debito potrebbe quindi essere percepito come un’indicazione di accresciuta incapacità politica di giungere a essenziali riforme fiscali di lungo termine. Le conseguenze di un downgrade di rating sarebbero significative, con un potenziale di crescita dei tassi del Tesoro di un punto percentuale pieno per ogni notch di downgrade.

Terzo, in caso di default del Tesoro, almeno un fondo sarà costretto a bloccare i riscatti e visto che gli investitori di money funds sono primariamente interessati alla liquidità overnight, anche l’ipotesi che un solo fondo blocchi i riscatti potrebbe scatenare una corsa sui money funds. Tale evento creerebbe una crisi severa, colpendo duramente i mercati e costringendo il Treasury e la Fed a un backstop simile a quello nato dalla crisi del 2008. Un tale aumento degli impegni off-balance sheet del Tesoro potrebbe essere valutato negativamente da investitori e agenzie di rating, portando con sé un’ipotesi di downgrade dei rating sovrani Usa.


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