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FINANZA/ Le prove nero su bianco del "fallimento" Usa?

La sede del Dipartimento del Tesoro di Washington (Foto Ansa) La sede del Dipartimento del Tesoro di Washington (Foto Ansa)

Quarto, un default del Tesoro potrebbe danneggiare severamente il suo mercato di finanziamento da 4 trilioni di dollari, evento che potrebbe portare a un rapido e netto aumento dei tassi di prestito per alcuni partecipanti del mercato e possibilmente portare a un altro evento di deleveraging. E siccome i Treasuries sono stati storicamente visti come l’asset mondiale più sicuro, sono ampiamente usati come collaterale a livello globale e puntellano una larga parte dei mercati finanziari. Un default potrebbe innescare un’ondata di call sui margini e un ampliamento degli haircurs sul collaterale, evento che potrebbe portarci a ulteriore deleveraging e un netto crollo dei prestiti.

Quinto, l’aumento dei costi per il prestito e la contrazione del credito che potrebbero avvenire come risultato di questo evento di deleveraging potrebbero avere conseguenze devastanti per l’ancora fragile ripresa dell’economia Usa. La conservatorship decisa dopo la crisi del 2008, ad esempio, ha portato a un ampliamento degli spread sui mutui dell’1,5%, sostanziatosi in un automatico aumento dei costi dei mutui per i consumatori. Un simile aumento dei tassi del Tesoro potrebbe impattare in modo avverso sulla crescita economica, spingendo potenzialmente gli Stati Uniti di nuovo in recessione.

Inoltre, visto che i rischi sul lungo termine di un default sono così seri, un prolungato ritardo nell’aumento del tetto di debito potrebbe impattare negativamente sui mercati ancora prima che il default accada davvero. Questo perché gli investitori porranno in essere azioni di gestione del rischio in preparazione del potenziale default. Per esempio, coloro i quali prendono a prestito facendo affidamento a mercati di finanziamento a breve termine potrebbero tentare di pre-finanziarsi o detenere liquidità in eccesso durante il mese di luglio, distorcendo i tassi del mercato monetario.

C’è poi un altro problema che grava sul Tesoro Usa e, soprattutto, sui Treasuries: i primi due round di quantitative easing, infatti, sono stati una manna per l’azionario, ma negativi per i bonds. Durante un periodo di gravi timori di deflazione, la Fed è entrata in azione e ha cominciato a pompare denaro nel sistema attraverso l’acquisto di Treasuries, ribaltando un trend di declino dei prezzi obbligazionari attraverso l’extra cash che ha inondato il sistema. Ora il grosso punto interrogativo riguarda il futuro prossimo, ovvero se quando a giugno terminerà il QE2 si verificherà una svendita nel mercato obbligazionario che porterà con sé un innalzamento dei costi di prestito per il governo federale e i proprietari di casa americani.