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ITALIA-FRANCIA/ Dopo la "sconfitta" su Parmalat a che serve un fondo strategico?

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Accanto ad alcuni spunti dirigistici (il “colbertismo” presente nella cultura economica francese sin dai tempi di Luigi XIV), il Rapport Beffa conteneva molte buone idee - principalmente la partnership pubblico-privato attorno a un limitato numero di grandi progetti di trasformazione tecnologica (pure per le piccole e medie imprese). È importante anche sottolineare che, all’epoca, tanto il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, quanto, e ancora di più, il viceministro, Adolfo Urso, spezzarono una lancia in favore di un approccio analogo, mentre il ministero dell’Economia accolse l’idea con notevole freddezza.

Che non si trattasse di aria fritta lo mostra una pubblicazione della Bononia University Press sul partenariato pubblico privato curato da un giurista di rango come Mario Pilade Chiti. Non solo, ma quasi in parallelo con il Rapport Beffa, Susan Stern curava per la Alfred Herrhausen society for international dialogue la pubblicazione di una raccolta internazionale di saggi orientati nella stessa direzione (“The partnership principle-New forms of governance in the 21st century”, Archetype Publication, Londra). Su linee analoghe si stava muovendo la Gran Bretagna.

Allora, l’idea di un fondo “strategico” europeo per l’innovazione venne bloccata non tanto da questo o quel Paese (la Germania non accolse l’idea con calore in quanto già dispone di strumenti analoghi), ma - paradossalmente - perché ostacolata dalla Commissione europea (allora guidata da Romano Prodi). L’Esecutivo Ue avrebbe dovuto applaudire a questo veicolo di integrazione in materia di politica e strategia industriale, ma contrappose un proprio documento, la lettura del cui testo integrale non solamente scoraggiava i più avvezzi al linguaggio burocratico, ma deludeva per la mancanza di contenuti. Il documento proponeva quelle che chiamava, con una certa pomposità, 14 nuove “iniziative” - sette “intersettoriali”(in materia di diritti di proprietà intellettuale e contraffazione, concorrenza, semplificazione legislativa, promozione delle competenze settoriali, gestione dei cambiamenti strutturali, approccio integrato alla ricerca e all’innovazione) e sette settoriali o specifiche (un foro farmaceutico, lo sviluppo di strategie in tema di biotecnologie, chimica, difesa, aerospaziale, tecnologie dell’informazione e della comunicazione e “studi sulla concorrenzialità”).

Leggendo con attenzione il testo, appariva evidente che si trattava, in gran misura, dell’istituzione o trasformazione di gruppi di lavoro e di comitati già esistenti, che hanno prodotto poco o nulla e che, tra un anno o giù di lì, cambieranno nome e, in certi casi, composizione. Inoltre, sono spalmati su tutto l’arco del manifatturiero senza una definizione né di priorità, né di criteri per individuarle. Ossia poco più del solito contentino degli eurocrati al vero e proprio esercito di lobbisti con cui usano andare a innaffiare lauti pasti a base di crostacei e vini bianchi di classe nei mille ristoranti eleganti di Bruxelles.


COMMENTI
28/04/2011 - LA STORIA INSEGNA.... (Guido Gazzoli)

1991.....i lavortaori dell'AIR FRANCE bloccano per 15 giorni il traffico aereo..in pratica isolano il Paese .La stampa , dapprima all'arrembaggio contro la manovra ( che oltretutto ebbe dei connotati molto violenti con distruzioni varie ) d'un tratto si mise a intervistare i lavoratori ( invece dei passeggeri come da noi...) e saltarono fuori delle cosette che costrinsero il Governo di allora afar fuori TUTTO il management e a mettere in opera una ristrutturazione sopratutto strategica ( 4000 prepensionamenti su 108000 dipendenti sono un granello di sabbia) che portò la Compagnia d'oltralpe a diventare la maggiore del mondo. Invece di imparare la lezione qui in Italia abbiamo fatto esattamente il contrario , snaturando le Imprese al massimo per poi erigere delle ridicole barricate o manovre totalemnte fraudolente ( vedi AZ). D'altronde se abbiamo fatto fuori Mattei si capisce benissimo che razza di "Paese" siamo... baciamo le mani Guido Gazzoli