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SCENARIO/ 2. Così Europa e dollaro azzoppano le imprese italiane

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Resta il problema del rilancio dell'economia, missione quasi impossibile O peggio se è vero, come è senz'altro vero, che per rientrare nei parametri sanciti dal patto di stabilità siglato in sede Ue sarà necessario un intervento in più esercizi pari al 7% del Pil, ovvero un salasso di 30 miliardi. Magari sotto un “controllo amico” da parte delle autorità di Bruxelles. È probabile che questi parametri verranno diluiti in sede politica (sommando al debito pubblico la ricchezza delle famiglie) anche perché dai conti di Eurostat emerge che l'Italia non è di certo l'ultima della classe in quanto a deficit.

E, tutto sommato, lo stesso debito pubblico fa capo assai più che in altri Paesi a creditori interni. Ma la realtà resta amara. Non solo, come con onestà riconosce Brunetta nella sua intervista al Il Foglio, non ci sono margini per abbassare la pressione fiscale. Ma non c'è spazio nemmeno per aumentare la spesa pubblica, già in calo nell'ultimo esercizio, nonostante questo incida profondamente sugli investimenti.

Inoltre, solo fra tre mesi sapremo con esattezza il costo per la difesa del debito della Grecia e del Portogallo: l'Italia si è sobbarcata il 19% della bolletta, contro il 22% della Francia e il 27% della Germania. Era necessario? Assolutamente sì, perché il default di Atene avrebbe un costo assai più pesante di questi aiuti. Ma anche questo finirà per condizionare le residue possibilità di ripresa. A meno che non si reagisca con una brusca e coraggiosa scelta di privatizzare quel che si può privatizzare, dalle utility al patrimonio immobiliare.

In questo modo si otterrebbero due risultati: un taglio deciso al debito pubblico; una drastica “frustata antiregolatoria”, grazie alla scomparsa di poltrone e poltroncine che non verranno neanche sfiorate dal decreto legge di inizio maggio. Nel frattempo, l'indice di fiducia delle imprese torna a scendere. Seppur di poco. Non c'è da stupirsi. Finora il tessuto industriale ha tenuto grazie alla Germania. Ma di fronte al nuovo, robusto incremento dell'euro, la locomotiva del Nord potrebbe segnare il passo.

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