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SCENARIO/ 1. Pelanda: così l'Italia può evitare una nuova "catastrofe"

Pubblicazione:martedì 5 aprile 2011

Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia (Foto Imagoeconomica) Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia (Foto Imagoeconomica)

Il pericolo maggiore per la ripresa del nostro mercato interno - persino più grave dei rischi di inflazione energetica e di aumento dell’Iva - viene dall’eventuale restrizione del credito dovuto alla necessità delle banche italiane di ricapitalizzarsi, chi più chi meno, per rispettare i nuovi parametri di sicurezza finanziaria. Nel fine settimana scorso il Prof. Savona, Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha presentato una ricerca/simulazione dove individuava in ben il 30% in meno di credito alle imprese e al consumo il rischio di caso peggiore. Sarebbe un disastro. Ovviamente ci sono anche casi migliori e la segnalazione di quello peggiore teorico serve a sollecitare la ricerca per applicarli.

Il problema è molto tecnico e cerco di semplificarlo, scusandomi con gli specialisti. Durante la crisi finanziaria globale molte banche, in America e in Europa, si sono trovate nella situazione in cui le loro passività superavano il patrimonio e il capitale messo a riserva in caso di guai. Gli Stati sono dovuti intervenire con soldi fiscali per coprire i buchi, aumentando il debito pubblico per salvare il sistema bancario che fornisce il sangue al corpo dell’economia.

Se ci fosse un’altra crisi finanziaria del genere gli Stati non potrebbero più intervenire perché crollerebbe la credibilità dei debiti pubblici, ormai ai limiti, aumentandone il rischio di insolvenza. Catastrofe. Per evitare questi rischi nel futuro le autorità regolative internazionali hanno scelto la soluzione di costringere le banche ad aumentare i loro patrimonio e riserve per essere meno vulnerabili.


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