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SCENARIO/ 1. Pelanda: così l'Italia può evitare una nuova "catastrofe"

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Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia (Foto Imagoeconomica)  Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia (Foto Imagoeconomica)

Le banche italiane hanno resistito alla tempesta globale senza fallire o dover richiedere, a parte un paio di casi, aiuti statali perché gestite secondo una logica più prudente, grazie alla buona vigilanza di Banca d’Italia e regole migliori di quelle vigenti in altri Paesi, e meno inclini alla finanza con rischio elevato. Ora non sono messe bene a causa delle sofferenze dei clienti colpiti dalla recessione e comunque delle perdite subite nel picco di crisi, ma nemmeno male. Pertanto non avrebbero bisogno di ricapitalizzarsi con urgenza. Ma devono farlo comunque, perché ciò viene richiesto da uno standard internazionale. Se non lo facessero, il mercato le punirebbe alzandolo il costo delle loro operazioni interbancarie e riducendo il loro valore azionario.

Per questo Banca d’Italia preme con forza affinché le banche italiane aumentino patrimonio e riserve, subito, anticipando l’applicazione dei parametri noti come Basilea 3. Il problema è che non tutti i proprietari delle nostre banche hanno soldi a sufficienza né vogliono, per lo più, diluire la percentuale di proprietà nell’aumento di capitale dell’azienda. E se una banca non ricapitalizza deve ridurre gli impieghi, cioè il credito, per equilibrare il rapporto tra prestiti e riserva di garanzia.


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