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Economia e Finanza

FINANZA/ Il giorno di Generali, tra scontri al vertice e svolte "alla francese"

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I rapporti tra Mediobanca e Generali sono strettissimi e Mediobanca resta sempre l'azionista di riferimento del Leone triestino. Non è un caso, quindi, che in questi giorni siano addirittura intervenute Consob e Isvap perché tutti abbassassero i toni. Ora il problema che si pone è quello di comprendere quale sia esattamente l'origine di questo scontro. C'è chi rinchiude la vicenda in un contrasto personale e addirittura generazionale. Ma questa è veramente una visione minimalista. C'è invece chi pensa che questo scontro di Generali, che non necessariamente potrebbe consumarsi oggi, metterà in atto un nuovo assetto della finanza italiana.

Ed è a questo punto che occorre cercare e ipotizzare alcuni scenari all'interno della finanza italiana. Facciamo un passo indietro. Quando Cesare Geronzi diventò presidente di Generali si pensò subito che il baricentro della finanza italiana si spostasse da Milano, da piazzetta Cuccia, a Trieste. Per mesi si è parlato anche di fusione, di aggregazione. Era evidente che l'asse italo-francese, garantito da Geronzi, Bollorè e Tarak Ben Ammar, avrebbe potuto gestire da Trieste anche le questioni di Mediobanca, dove i francesi controllano ormai, formalmente, l'11% del capitale. Saranno state solo voci, rumors, ma è certo che di fronte a questo asse di ferro, a cui si devono aggiungere altri soci pesanti, ci sia stata una risposta da parte dei management, sia di Generali che di Mediobanca, sia di altri soci come Della Valle.