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Economia e Finanza

SCENARIO/ 1. Forte: perché certi media e magistrati ci vogliono più poveri?

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Non si può pretendere di più dall'economia italiana che sconta ancora molte criticità. Basti pensare al deficit di produttività (con la “battaglia” tra Marchionne e la Fiom che ora riguarda la Bertone), alle rigidità del pubblico impiego, alla giustizia che procede a rilento, al sistema fiscale che favorisce l'economia sommersa, al nanismo delle nostre imprese, al fardello rappresentato dal nostro debito pubblico e al rigore che obbliga a tagliare anche quelle spese che possono avere effetto sulla produttività.

Da dove si può partire allora per migliorare la situazione?

Lo sviluppo di un sistema pro crescita non è, come infantilmente credono in molti, una cosa che si fa in un anno. L'Italia della destra storica, come ha spiegato bene Rosario Romeo, ha impiegato 30 anni (all'incirca dal 1860 al 1890) a realizzare l'incubazione dell'industria italiana. Il punto fondamentale è quello di risanare i conti pubblici, di abituare i cittadini al risparmio, di avere efficienza nella pubblica amministrazione e nel mondo del lavoro in generale, oltre a imprese più grandi (ragione per cui occorre un sistema bancario efficiente). In ogni caso, le riforme per migliorare la crescita hanno effetto nel medio-lungo termine. Non dimentichiamo, poi, che la crescente inflazione, che deriva dall'espansione monetaria messa in atto per aiutare i paesi più in crisi, implica un aumento del tasso di interesse e potrebbe portare a un rallentamento della crescita nel breve termine. Per questo resto convinto che una crescita dell'1,3% vada guardata positivamente.

In effetti, anche l'Ocse mette in guardia dai rischi dell'inflazione, aggiungendo che una delle priorità per gli Stati resta quella di consolidare le finanze pubbliche. Lei è d'accordo sulla necessità di proseguire nella politica del rigore dei conti?

A livello internazionale, l'indicazione è questa, dato che la crisi non è finita. Il cosiddetto “cigno nero” è ancora tra di noi, quindi bisogna consolidare la ripresa sulle basi che consentono di farla, rimediando agli errori precedentemente commessi. Il rigore serve particolarmente in questo periodo: non bisogna comportarsi come ha fatto infantilmente il centrosinistra dopo il primo periodo di rigore attutato da Ciampi e Fazio per entrare nell'euro. Ci sono scelte che comportano un “sacrificio” di lungo termine, come quello che fanno i padri per far star bene i figli.

Tornando a quello che si potrebbe fare per creare più crescita, tra pochi giorni l'Italia dovrà presentare alla Commissione europea il suo Piano nazionale delle riforme, di cui manca ancora una versione definitiva. A suo giudizio, come sarà?

Presumo che conterrà diverse cose, tra cui gli incentivi per la ricerca e promesse di altra natura. Credo, però, che le misure previste non basteranno ad accrescere la nostra compettitività, che, tra l'altro, secondo la visione europea imposta dalla Germania, è di lungo termine e non di breve. Finché comunque non conoscerò il testo definitivo non potrò misurare con esattezza il difetto rispetto a quello che sarebbe desiderabile. Tuttavia, bisogna considerare che la politica è l'arte del possibile e che in Italia, con i media impostati nel modo in cui sono, è difficile che l'opinione pubblica possa ragionare “alla tedesca”, come invece facevano i nostri nonni e i nostri padri, e come si è fatto nel dopoguerra.

Lei prima ha accennato al ruolo importante che le banche possono avere per sostenere le nostre imprese. Negli ultimi giorni, però, gli istituti di credito italiani hanno mostrato qualche difficoltà nel ricapitalizzarsi...