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SCENARIO/ 1. Forte: perché certi media e magistrati ci vogliono più poveri?

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Le banche italiane stanno arrivando con leggero ritardo sui mercati, in parte perché prima non era facile fare gli aumenti di capitale, in parte perché chi detiene la loro maggioranza non voleva perdere una quota grossa di controllo, non voleva diluire il capitale, non voleva fare un sacrificio patrimoniale. In sostanza, si voleva un capitalismo senza capitali. Il meccanismo delle fondazioni bancarie ha certamente creato banche più solide, ma pecca di dinamicità, non essendo abbastanza sul mercato e non avendo la possibilità di fare ricorso al larghissimo pubblico degli azionisti. Questo difetto strutturale ha ritardato il processo di accumulazione delle banche. Altri fattori legislativi hanno invece impedito che entrassero nel mondo degli affari con una concezione come quella che hanno le banche tedesche, americane, francesi e inglesi, che sostengono le iniziative di sviluppo industriale, comprese quelle di ricerca, che in Italia si chiede vengano fatte a spese dello Stato. Il nostro sistema si trova in questa difficoltà, anche se bisogna dire che è migliore di quello di altri paesi, perché ha retto bene la crisi e ha garantito la solvibilità del nostro debito pubblico, che in maggioranza è posseduto dalle banche.

L'Ocse mostra anche preoccupazione per i livelli della disoccupazione, ancora superiori al periodo pre-crisi. Come giudica la situazione italiana in questo campo?

La disoccupazione ufficiale è indubbiamente superiore a quella di due anni fa, però abbiamo anche un'economia sommersa, che l'Istat stima essere al 17% (ma secondo altre stime internazionali con basi più serie delle interviste, arriva al 23%) del Pil. Chiaramente c'è quindi un'occupazione nel sommerso, in gran parte fatta da personale che non risulta tra gli occupati ufficiali per una questione banale: l'enorme pressione fiscale e contributiva, che a volte scoraggia anche l'uso di contratti flessibili pur di portare a casa un salario più alto o di risparmiare sul costo del lavoro. L'occupazione nel nostro Paese è quindi sottostimata. In sintesi, possiamo dire che la disoccupazione degli Stati Uniti è tragicamente vera, così come l'occupazione della Germania. Tuttavia, il tasso di disoccupazione reale della media europea è considerevolmente superiore al nostro.

 

(Lorenzo Torrisi)

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