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Economia e Finanza

GENERALI/ 3. Così la mossa di Geronzi smaschera la guerra del "salotto buono"

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Un ruolo da regista, in tutta questa vicenda, deve averlo avuto anche un “peso da novanta” come il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, che ha sfruttato una debolezza nell’asse Geronzi-Bolloré-Tarak Ben Ammar. Il fondo libico, di cui sono probabilmente garanti Tarak e Bollorè, è diventato problematico dopo i fatti in Libia e quindi anche in Unicredit. Si aggiunga a questo la volontà di Geronzi di fare diventare Generali il baricentro della vecchia “galassia del Nord”, spogliando di fatto del suo ruolo Mediobanca.

Insomma, in tutta questa complicata storia, il management triestino (Perissinotto) e milanese (Pagliaro, Nagel e Vinci) si è ribellato aggregando nuovi soci. Tuttavia, affermare che la partita sia finita è abbastanza azzardato. I fuochi che si sono visti ieri in consiglio di amministrazione si ripeteranno in sede di assemblea di Generali prevista per fine mese.

Le dimissioni di Geronzi seguono quelle (martedì sera) di un personaggio come Ana Botin, la figlia del grande capo del Santander. E alcune settimane fa era uscito anche il “re degli occhiali”, Leonardo Del Vecchio. È difficile immaginare che un personaggio come Bolloré accetti senza contropartite la fuoriuscita del presidente con cui ha fatto asse nei “gioielli” della finanza italiana.