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SCENARIO/ 2. Bertone: così la "cassaforte" Europa sfida gli Usa delle bolle

Ieri la Banca centrale europea ha alzato il tasso di sconto all’1,25%. Una mossa, spiega UGO BERTONE, che non nasce tanto dall’esigenza di frenare l’inflazione

Jean Claude Trichet (Foto Ansa) Jean Claude Trichet (Foto Ansa)

Il primo, timido aumento dei tassi da due anni a questa parte ha un significato ben preciso: l’Europa monetaria finalmente lascia la tenda a ossigeno, in cui si è rifugiata per un paio d’anni, per entrare in una fase di convalescenza operosa.

È presto, infatti, per parlare di guarigione dai malanni della crisi peggiore degli ultimi ottant’anni: le banche del Vecchio Continente sono piene di acciacchi, vedi incagli e sofferenze; il debito pubblico è un problema un po’ per tutti, a partire dalle sciagurate terre di Grecia e Irlanda; il Portogallo, dopo un’ostinata resistenza degna di miglior causa, ha finalmente accettato l’ingresso nel reparto rianimazione.

Ma, se si guarda al panorama di un anno fa, quando le istituzioni comunitarie sembravano impotenti a gestire l’emergenza che aggrediva l’eurozona dalla periferia, la situazione appare sotto controllo, a giudicare dall’andamento dei mercati finanziari. Le tribolazioni di Lisbona e le difficoltà ormai endemiche di Atene non si traducono più in un automatico peggioramento del cds Italia. Perfino la Spagna, che si avvia ad affrontare una terapia d’urto per raddrizzare i conti delle cajas annientate dalla crisi immobiliare, non patisce più di tanto il rischio del contagio da Lisbona.

Insomma, la situazione resta seria, ma i medici, soprattutto quelli di Berlino, danno la sensazione di avere il quadro sottocchio: la terapia consiste nel tener sotto controllo i deficit nazionali assicurando, al tempo stesso, il rafforzamento delle banche cui toccherà sostenere il peso maggiore del finanziamento della cosa pubblica. In attesa, fase due, che istituzioni rafforzate e dotate dei mezzi finanziari idonei possano aggredire il problema del debito. Magari con interventi straordinari (vedi il sacrificio dei portatori dei bond sovrani, cui non sarà assicurato il rimborso integrale del credito), che potranno però essere sopportati da creditori, cioè le banche, con spalle più robuste.

L’aumento dei tassi deciso dalla Bce, ovvero l’inversione di tendenza della strategia della banca centrale, risponde più alla necessità di favorire un recupero di redditività delle aziende di credito che non a contrastare una fiammata inflazionistica, che dipende, per lo più, da fattori poco sensibili alla stretta, vedi l’aumento delle materie prime agricole o del costo dell’energia. O per raffreddare una ripresa dell’economia che, per ora, si vede solo in Germania e nei Paesi nordici più legati alla locomotiva tedesca.