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SCENARIO/ 2. Bertone: così la "cassaforte" Europa sfida gli Usa delle bolle

Pubblicazione:venerdì 8 aprile 2011

Jean Claude Trichet (Foto Ansa) Jean Claude Trichet (Foto Ansa)

In tutta Europa, a partire dall’Italia, è suonata la parola d’ordine del rafforzamento della struttura patrimoniale delle banche. È l’effetto di scelte politiche a lungo raggio, frutto degli accordi internazionali di Basilea 3, ma forse ancor di più della filosofia che sta alle spalle degli stress test in corso presso le banche sistemiche. Un esame ben diverso da quello all’acqua di rose di un anno fa. Allora si trattava di un atto dovuto, imposto dallo scetticismo dei mercati e i cui effetti furono presto vanificati dalle modalità seguite, troppo blande e del tutto inaffidabili, come dimostrò lo scoppio della crisi irlandese proprio a causa del cattivo stato di salute di istituti appena promossi.

Stavolta, al contrario, si fa sul serio. Anzi, l’effetto propedeutico già si fa sentire, visto che le banche italiane, sull’onda della moral suasion di Mario Draghi, hanno già intrapreso la strada delle operazioni sul capitale, fidando in una risposta positiva dei mercati finanziari che, al di là dei timori iniziali, già s’intravvede: se un gestore del calibro di Bill Gross di Pinco, probabilmente il maggior investitore istituzionale in obbligazioni del pianeta, si spinge a dire che sottoscriverà le azioni delle banche italiane, vuole dire che il momento scelto è quello giusto.

Naturalmente, le decisioni sui tassi non hanno solo un valore di politica monetaria interna, quando si hanno le dimensioni e il peso della Banca centrale europea. Perciò, non si può non inquadrare la scelta di Jean-Claude Trichet in un trend internazionale in un momento di passaggio assai delicato. La Bce ha deciso di anticipare le decisioni della Federal Reserve, che tra pochi mesi dovrà archiviare la fase due del Quantitative easing. Ciò rischia di sottoporre il dollaro a nuove tensioni al ribasso, già acuite dal trend di rientro dei capitali in Giappone a fronte dell’avvio della ricostruzione, dall’aumento, il sesto di fila, dei tassi cinesi e dal progressivo, seppur cauto, spostamento di capitali dal dollaro all’oro e ad altri metalli preziosi, operato dalle banche centrali di Pechino e di Mosca. O dalle scelte delle altre nuove capitali politiche ed economiche del dopo crisi: tipo il Brasile, che riscopre sull’onda del successo economico la tentazione dirigista.


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