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FINANZA/ 2. Così la Germania "svende" l’Europa agli Usa

Pubblicazione:martedì 10 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 11 maggio 2011, 16.40

Foto Ansa Foto Ansa

Ma che bravi questi tedeschi, davvero dei campioni di liberismo e meritocrazia! Peccato che dietro alla sparata dello Spiegel, che Atene fa bene a perseguire per insider trading e turbativa dei mercati, ci sia ben altro. Cosa? Provo a spiegarvelo. Chi ha innescato l’ennesima bagarre sulla Grecia, spedendo l’euro in area 1,43 sul dollaro e facendo temere per la tenuta della Borsa ellenica e dei titoli finanziari di quegli istituti esposti presso Atene e il suo debito?

Qualcuno sta gettando la croce sull’esponente dei liberali della Fdp, Frank Schaeffler, il quale sabato scorso ha dichiarato alla Reuters che «se la Grecia vuole abbandonare l’eurozona, questa è una sua decisione autonoma e la Germania dovrebbe accompagnarla costruttivamente». Un po’ diverso da quanto rilanciato il giorno prima dal settimanale tedesco Der Spiegel, secondo cui sarebbe la Grecia a volersene andare dall’Ue e tornare alla vecchia dracma. Per ora due sole cose sono certe in questa vicenda. Primo, la sparata dello Spiegel ha fatto scendere l’euro/dollaro in area 1,43, facendo la gioia di chi era corto sulla divisa europea (e vi assicuro che, da Goldman Sachs in giù, in tanti hanno fatto soldi con questo tonfo) e facendo intravedere una spirale ribassista della divisa europea dopo il rally garantitogli dal tonfo del biglietto verde (e un euro meno forte è una manna per l’export, quindi per la Germania). Secondo, nessuno ha intenzione di lasciare l’eurozona, tantomeno Atene, ma l’Ue ha tutto da guadagnare da questa guerra di dichiarazioni innescata dalla sparata dello Spiegel e dall’escalation che seguirà fino a quando la ristrutturazione del debito greco non sarà inevitabile, opzione che non si avvererà prima di un anno a partire da oggi, stante la disponibilità di liquidi di Atene grazie al bailout e il fatto che nessuno spingerà la nazione verso l’inevitabile fino a quando ci sarà soltanto un euro in condivisione nelle casse, per paura di quanto potrà accadere a Deutsche Bank e al domino finanziario europeo.

Quali alternative, quindi? Sul piatto, dopo il vertice d’emergenza tenutosi nel fine settimana, ci sono queste opzioni: accelerazione del piano di privatizzazioni greche per ottenere un incasso di almeno 15 miliardi entro il 2012, creazione di una struttura ad hoc soggetta però a controllo esterno per vincolare i proventi delle dismissioni e usarli come collaterale a garanzia del rimborso dei prestiti concessi dai paesi dell’Eurozona, ulteriore allungamento delle scadenze e abbattimento degli interessi sul pacchetto di aiuti Ue-Fmi. In altre parole, per la prima volta dai costi di riparazione della guerra di Weimar, una nazione potrebbe essere presto costretta a collateralizzare emissioni di debito superprioritarie verso creditori esteri, così come i proventi delle privatizzazioni.

Insomma, l’Ue ha detto chiaro e tondo alla Grecia, pur usando un linguaggio dotto e arzigogolato, che deve prepararsi a una “debtor-in-possession loan issuance”, ovvero l’opzione che si applica a un’azienda che si mantiene in operatività durante una procedura di Chapter 11 per bancarotta. Un “debtor in possession”, generalmente, tenta di completare il suo piano di riorganizzazione, scaricando certi debiti e intervenendo su ogni debolezza strutturale per tornare alla profittabilità. Con questa mossa, Atene dovrà collateralizzare il frutto delle sue privatizzazioni come garanzia agli aiuti: indi, se la Grecia andrà in default - e lo farà - il Partenone diventerà di proprietà tedesca, Santorini andrà al Lussemburgo, Mykonos alla Francia, il Pireo al Fondo monetario e tutto il resto magari ai cinesi, già attivissimi nell’acquisizione di assets portuali greci e pronti a gettarsi su quel collaterale in vendita.


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COMMENTI
10/05/2011 - Anche la Germania soffre (Alessandro d'Alessandro)

Mi sembra di capire, in sintesi, che lo scopo perseguito dalla Germania sia quello di favorire le sue esportazioni, a qualunque costo. Questo mi fa pensare che anche il sistema industriale tedesco, per quanto più sviluppato del nostro, soffra parecchio la concorrenza asiatica. Noi pensiamo che l'industria italiana stia morendo mentre quella tedesca no, ma forse quel momento si sta avvicinando pericolosamente anche per loro. Mi sbaglio?