BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Così la Germania "svende" l’Europa agli Usa

Foto AnsaFoto Ansa

Detta così fa ridere, ma è esemplificativo di quanto accadrà: sul tavolo, poi, ci sono assets davvero appetibili come l’azienda del gas Depa e la Hellenic Defence Systems. In particolare, la Depa “vanta” una complicata struttura proprietaria, con l’Hellenic Petroleum che detiene il 35% e la utility energetica statale Ppc il 30%: insomma, un potenziale cavallo di Troia per uno shopping selvaggio di assets strategici, stante l’opzione di collateralizzazione dei proventi delle privatizzazioni. La mossa Ue, per quanto irrituale, ha una ratio. Soprattutto politica, al fine di vincere le resistenze di paesi come la Finlandia, contrarissimi ai salvataggi di stato e alla loro estensione. Obbligando la Grecia a usare i suoi assets come collaterale a garanzia, elettori e contribuenti intravvederanno un profitto a fronte dell’estensione del prestito da 110 miliardi di euro ricevuto da Atene lo scorso anno.

Servirà? Per ora, tutto il can can innescato dallo Spiegel su volontà politica tedesca, ha solo permesso profitti a chi aveva scommesso short contro l’euro, fornito l’alibi per un’accelerazione delle richieste europee verso Atene a fronte della prospettiva di ristrutturazione del debito - e quindi di dilazioni dei rimborsi e pesanti tagli sui rendimenti dei bonds ellenici che stanno nella pancia di banche tedesche e francesi - e posto i prodromi di un riallineamento dell’euro sui mercati valutari a fronte di tassi di interesse che la Bce in realtà non vuole o non può alzare fino all’autunno.

Il problema, però, è uno solo: occorre riconoscere che questa crisi non è sovrana ma bancaria, visto che il rischio più grande non è quello della ristrutturazione del debito degli Stati ma delle esposizioni bancarie dell’Europa “core” verso i paesi a rischio. Finché non si puntelleranno le banche tedesche e francesi, non si farà che rimandare e far incancrenire il problema. Il problema è che, come ci dimostra a vicenda dello Spiegel, a qualcuno queste perdite di tempo e gli allarmi a orologeria fanno molto comodo.

Guarda caso, ieri l’euro/dollaro viaggiava in area 1,42, una manna per chi aveva scommesso al ribasso sulla valuta europea, soprattutto le banche d’affari Usa che utilizzano Standard&Poor’s (guardate chi c’è nel board dell’agenzia di rating e capirete da soli l’enorme conflitto d’interessi in atto) per le loro azioni di aggiotaggio sul monetario. Altro che le panzane di Spiegel e Bild, l’Europa è sotto attacco. E Berlino si è venduta al nemico.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
10/05/2011 - Anche la Germania soffre (Alessandro d'Alessandro)

Mi sembra di capire, in sintesi, che lo scopo perseguito dalla Germania sia quello di favorire le sue esportazioni, a qualunque costo. Questo mi fa pensare che anche il sistema industriale tedesco, per quanto più sviluppato del nostro, soffra parecchio la concorrenza asiatica. Noi pensiamo che l'industria italiana stia morendo mentre quella tedesca no, ma forse quel momento si sta avvicinando pericolosamente anche per loro. Mi sbaglio?