BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PAGELLE/ Quei bei voti dell'Ocse che bocciano l'Italia

Giulio Tremonti e José Angel Gurria, Segretario generale dell'Ocse, alla presentazione del Rapporto 2011 sull'Italia (Foto Ansa) Giulio Tremonti e José Angel Gurria, Segretario generale dell'Ocse, alla presentazione del Rapporto 2011 sull'Italia (Foto Ansa)

In Italia, in aggiunta, il profilo mediamente anziano della forza lavoro - lo dimostra uno studio recente su 77 paesi - è un freno a quella che gli economisti chiamano la produttività multifattoriale - ossia il combinato disposto della produttività del lavoro e del capitale - anche in quanto coniugata con un numero medio di ore effettivamente lavorate nell’impiego dipendente (1450) almeno il 20% più basso della media Ue e circa il 50% della media Usa, per non parlare dei paesi emergenti asiatici (in Corea del Sud si sfiorano le 2800 ore l’anno).

Ciò implica non solo misure per incoraggiare un aumento della dimensione d’imprese, per portare o riportare i servizi nel manifatturiero, ma anche un “grande patto sociale” per aumentare le ore effettivamente lavorate, al fine che la capacità degli impianti non resti in parte non utilizzata. L’intesa del 4 febbraio, che svuota la “legge Brunetta” non augura un percorso facile.

Il documento ci dà una pacca sulle spalle in materia di strategia dei conti pubblici e contiene indicazioni sulla progressività delle rette universitarie e sulle politiche ambientali che possono aprire stimolanti tavoli di discussione. Sono però davvero queste le priorità da sviscerare in una società che invecchia, le cui imprese non crescono e le cui corporazioni si chiudono a riccio e sembrano avere un forte supporto bipartisan?

© Riproduzione Riservata.