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FINANZA/ 1. Dopo la Spagna il rischio crac arriverà in Francia

In seguito alla crisi di Grecia, Irlanda e Portogallo, il rischio default tocca ora la Spagna. Dopo, spiega LEONARDO BAGGIANI, a tremare sarà la Francia e non l’Italia

Nicolas Sarkozy (Foto Ansa) Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Da inizio 2010, Grecia, Irlanda e Portogallo, in successione, hanno palesato soverchianti difficoltà di finanziamento del proprio debito pubblico, vedendosi costrette a chiedere aiuto agli organismi sovra-nazionali europei e mondiali (Ue e Fmi). La richiesta di aiuto, che sottintende sia l’incapacità di gestire il bilancio pubblico che la necessità di “ristrutturare” il proprio debito, tecnicamente equivale alla dichiarazione dello stato di insolvenza: un default. Lo stato di difficoltà non è confinato a questi tre paesi, se ne teme l’estensione per contagio anzitutto verso la Spagna, che si ritiene verrà seguita dall’Italia, storico eroe negativo del rapporto debito/Pil. In realtà, da quando sono iniziati i problemi greci, io prospetto una diversa default list.

Sicuramente il default di un Paese, comportando la cancellazione di alcuni rapporti di credito, può estendersi ad altri paesi: ad esempio, le banche tedesche subiscono sicuramente perdite dall’insolvenza dello Stato greco, così come delle imprese che, direttamente o meno, devono la loro attività dalle commesse del Governo greco, e questo può avere ripercussioni sulla politica creditizia all’interno della Germania - chiamiamolo “contagio tecnico”.

Ma l’oggetto della mia discussione è la possibilità che la sostenibilità del debito sovrano di uno Stato possa risentire dell’insostenibilità dimostrata dal debito di un altro Stato sovrano, considerato che un Governo non compra titoli di altri Governi, e questo può avvenire per un cambiamento di aspettative da parte dei sottoscrittori che, sensibili all’evoluzione di situazioni “analoghe”, cessano di sottoscrivere i titoli di Stato - chiamiamolo “contagio reputazionale”. Tale processo è storicamente documentato da quanto avvenne nel 1998, quando la crisi valutaria russa si è estesa “per contagio” a un Brasile che non aveva alcun significativo legame economico-commerciale con la Russia ma solo dati contabili per certi versi analoghi.

In altre parole, in Europa si è assistito (anche) a un “contagio reputazionale”, in quanto “saltata” la Grecia sulla presunta incapacità di gestire un debito ormai oltre il livello di guardia, sono sorti sospetti sulla per certi versi simile Irlanda; “saltata” l’Irlanda sono sorti simili sospetti sul Portogallo; “saltato” il Portogallo è naturale porsi dubbi sulla in qualche modo analoga Spagna; se “saltasse” la Spagna, la catena di analogie per molti porterebbe all’Italia.

Per provare a dedurre la capacità di gestione di un Paese del suo debito pubblico, si può fare riferimento alle sue proiezioni rispetto a quelle della sua ricchezza, cioè alla dinamica attesa del rapporto debito/Pil che incorpori gli attuali piani di spesa, di tassazione e di eventuale rientro. Se, considerato tutto questo, il debito viene proiettato in decisa crescita, se ne deve dedurre che quello Stato non è in grado di gestirlo e quindi è lanciato verso l’insolvenza; maggiore è il tasso di crescita atteso del debito/Pil, maggiore è la probabilità che il Paese vada in default. Se si entra in questo ordine di idee, si possono avere grandi sorprese.


COMMENTI
04/10/2011 - Francia (Leonardo Baggiani)

... o qualcuno pensa che la tensione sulle banche francesi sia legata solo ai titoli greci in portafoglio?

 
11/05/2011 - Se Draghi... (Giuseppe Crippa)

A differenza del lettore Sangiani sono assolutamente contrario alla clonazione ed a qualsivoglia uso di cellule staminali embrionali, ma mi associo all’auspicio che il controllo delle finanze statali resti nel tempo il più fermo possibile. Non possiamo però ignorare i limiti della politica di Tremonti: tagli lineari indiscriminati ed assenza di innovativi provvedimenti di stimolo all’economia. Ed in ogni caso non è mai bene personalizzare troppo: la società civile dispone fortunatamente di altre personalità capaci di lavorare altrettanto bene, a partire da Mario Draghi, che non si può certo definire clone di Tremonti. Lo aspettiamo al suo ritorno dalla missione in Europa che ci auguriamo intraprenda a breve.

 
11/05/2011 - se Tremonti.... (attilio sangiani)

la dimostrazione dell'assunto dell'articolo mi sembra convincente. Tuttavia teniamo presente che,trattandosi di proiezioni dall'oggi al futuro,ci si deve augurare che a governare l'economia italiana continui ad essere Tremonti o un suo clone.