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FINANZA/ 1. Dopo la Spagna il rischio crac arriverà in Francia

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Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)  Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Un anno fa feci questo esercizio su dati della Danske Bank: nel 2009 l’Italia era il Paese con il debito/Pil maggiore, e le proiezioni del suo debito facevano da riferimento rispetto a quelle degli altri paesi per testare la maggiore o minore sostenibilità dei conti pubblici. Ne veniva fuori che l’Italia sarebbe stata superata dalla Grecia nel 2010, dall’Irlanda nel 2014, dal Portogallo nel 2016, dalla Spagna nel 2018, e dalla Francia nel 2019, una sequenza uguale alla classifica dei rapporti debito/Pil nel 2020. Considerati dieci anni come un orizzonte decente per la valutazione della sostenibilità del debito, ho considerato la sequenza trovata come praticamente una default list. Effettivamente i primi tre default si sono prodotti secondo la sequenza prevista, e il prossimo candidato ufficiale è sempre il quarto della mia lista... ma ciò non vale per il quinto!

In altre parole, affidandomi a proiezioni che incorporino gli esistenti piani di spesa, di tassazione, di recupero e di riforma fiscale, ho visto che la dinamica del debito francese rispetto al Pil è ben superiore a quella italiana, tanto che entro soli dieci anni la Francia si troverà ad avere un debito/Pil superiore; se allora tra i due va scelto quale Paese è meno in grado di gestire la propria posizione finanziaria, questo è la Francia, che dovrebbe pertanto subire la resistenza al finanziamento del debito pubblico da parte dei mercati finanziari prima di quanto possa accadere per l’Italia. Chiaramente, tutto questo a meno di rilevanti riforme fiscali che possano venir realizzate nel frattempo.

Le considerazioni espresse trovano un ulteriore appiglio nel lavoro di Cecchetti, Mohanty e Zampoll (anch’esso da me commentato a suo tempo), che poneva una significativa enfasi sulla sostenibilità del welfare, specialmente in termini pensionistici. Considerando piccoli provvedimenti già decisi, e quindi in assenza di (nuove) importanti riforme pensionistiche, per il 2040 viene previsto un debito/Pil per il Portogallo superiore al 130%, per la Spagna almeno al 180%, per l’Irlanda oltre il 200%, per la Francia attorno al 250%, per la Grecia lanciato verso il 300%, e per l’Italia stabilizzato sul 100% - a fini di ulteriore confronto, la Germania è attesa quasi al 150% e gli Usa al 300% - il che è una spia importante di come l’Italia abbia già da un po’ impostato un effettivo processo di rientro della spesa che la vede in prospettiva come l’unico tra i paesi considerati con una dinamica regressiva e non esplosiva del debito pubblico.

Secondo i tre economisti, le riforme pensionistiche in discussione comunque renderebbero decisamente recessiva la dinamica del debito solo in Germania e Italia (che nel caso tenderebbero a un debito/Pil attorno al 50%) e la stabilizzerebbero solo in Portogallo (un po’ oltre il 100%) rimanendo invece crescente negli altri paesi, in particolare negli Usa e in Francia dove le proiezioni puntano comunque verso il 200%. Il riflesso di questo può essere trovato sia nei dati dei bilanci strutturali che nei calcoli delle strette fiscali necessarie - secondo il Fmi - per il rispetto dei parametri di debito di Maastricht, riportati da Buiter: l’Italia ha uno dei pochi bilanci strutturali positivi, e il suo sacrificio fiscale richiesto è minore di quello francese. È chiaro che è più difficile recuperare una somma maggiore rispetto a una minore.



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COMMENTI
04/10/2011 - Francia (Leonardo Baggiani)

... o qualcuno pensa che la tensione sulle banche francesi sia legata solo ai titoli greci in portafoglio?

 
11/05/2011 - Se Draghi... (Giuseppe Crippa)

A differenza del lettore Sangiani sono assolutamente contrario alla clonazione ed a qualsivoglia uso di cellule staminali embrionali, ma mi associo all’auspicio che il controllo delle finanze statali resti nel tempo il più fermo possibile. Non possiamo però ignorare i limiti della politica di Tremonti: tagli lineari indiscriminati ed assenza di innovativi provvedimenti di stimolo all’economia. Ed in ogni caso non è mai bene personalizzare troppo: la società civile dispone fortunatamente di altre personalità capaci di lavorare altrettanto bene, a partire da Mario Draghi, che non si può certo definire clone di Tremonti. Lo aspettiamo al suo ritorno dalla missione in Europa che ci auguriamo intraprenda a breve.

 
11/05/2011 - se Tremonti.... (attilio sangiani)

la dimostrazione dell'assunto dell'articolo mi sembra convincente. Tuttavia teniamo presente che,trattandosi di proiezioni dall'oggi al futuro,ci si deve augurare che a governare l'economia italiana continui ad essere Tremonti o un suo clone.