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FINANZA/ 1. Dopo la Spagna il rischio crac arriverà in Francia

Nicolas Sarkozy (Foto Ansa) Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Tutto questo significa che se la solvibilità di un Paese viene valutata per la sua capacità prospettiva di contenere la dinamica del debito pubblico rispetto alla propria ricchezza, l’Italia presenta una rischiosità minore di altri paesi, Francia in particolare. La questione può non essere del tutto evidente in questo momento, ma più passa il tempo più sarà pressante, specialmente nel 2012 quale annus horribilis delle scadenze dei titoli statali europei, soprattutto se si vorranno collocare titoli a lunga scadenza: come potranno i sottoscrittori non considerare che un titolo a dieci anni francese finirà per concorrere per la propria “copertura” a una quota minore del Pil francese rispetto a quanto varrà per i titoli italiani?

Nel caso andasse in sostanziale default la Spagna entrerebbero inoltre in gioco i problemi dell’esposizione al debito iberico delle banche francesi e la consapevolezza - sostenuta dalla recente esperienza - che lo Stato non lascerà fallire gli istituti probabilmente anche a costo, come nel caso irlandese, di trasferire il problema dal settore bancario ai conti pubblici. Ma pure senza questa considerazione, i conti francesi sono già impostati verso una crescente problematicità.

Il punto è che gli Stati si sono in genere impegnati in promesse di una politica sociale, sanitaria e pensionistica, semplicemente non sostenibili sia per modalità di erogazione che per ragioni demografiche. Questi impegni non hanno una copertura già definita (per questo sono chiamati unfunded liabilities), ma si basano sulla capacità del sistema di creare le relative disponibilità “sul momento” (ad esempio, se i corrispettivi delle pensioni non vengono accantonati nel tempo ma derivano dai contestuali versamenti di chi ancora sta lavorando), e sono una delle ragioni principali del perché le proiezioni del debito di alcuni paesi sono così esplosive.

Una via d’uscita riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile e la riduzione dei futuri trattamenti pensionistici, soluzioni che in buona parte l’Italia ha già adottato; nonostante l’entrata in vigore di queste riforme sia diluita nel tempo, anche a causa di contingenti pressioni politiche, e benché queste aprano problematici scenari sociali - una buona ragione per non vantarsene troppo - sono tali provvedimenti già adottati che permettono in prospettiva una certa sostenibilità del debito pubblico italiano.

L’Italia è un po’ un mutuatario che mangia pane e cipolla pur di onorare gli impegni: il mutuo verrà ripagato, sebbene al costo di un inferiore standard di vita. Allo stato attuale, per molti paesi - Francia inclusa - potrebbe non bastare neppure questo, ed è appunto questo problema prospettico che potrà cominciare a pesare se il confine europeo della “periferia insolvente” continuerà a spostarsi sempre più in alto fin oltre il gradino spagnolo.

 

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COMMENTI
04/10/2011 - Francia (Leonardo Baggiani)

... o qualcuno pensa che la tensione sulle banche francesi sia legata solo ai titoli greci in portafoglio?

 
11/05/2011 - Se Draghi... (Giuseppe Crippa)

A differenza del lettore Sangiani sono assolutamente contrario alla clonazione ed a qualsivoglia uso di cellule staminali embrionali, ma mi associo all’auspicio che il controllo delle finanze statali resti nel tempo il più fermo possibile. Non possiamo però ignorare i limiti della politica di Tremonti: tagli lineari indiscriminati ed assenza di innovativi provvedimenti di stimolo all’economia. Ed in ogni caso non è mai bene personalizzare troppo: la società civile dispone fortunatamente di altre personalità capaci di lavorare altrettanto bene, a partire da Mario Draghi, che non si può certo definire clone di Tremonti. Lo aspettiamo al suo ritorno dalla missione in Europa che ci auguriamo intraprenda a breve.

 
11/05/2011 - se Tremonti.... (attilio sangiani)

la dimostrazione dell'assunto dell'articolo mi sembra convincente. Tuttavia teniamo presente che,trattandosi di proiezioni dall'oggi al futuro,ci si deve augurare che a governare l'economia italiana continui ad essere Tremonti o un suo clone.