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SCENARIO/ 1. Forte: ecco perché gli "attacchi" all’euro premiano l’Italia

Pubblicazione:mercoledì 11 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 11 maggio 2011, 16.39

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La Grecia è ancora in difficoltà e l’Europa si prepara a intervenire un’altra volta in suo soccorso. Una delegazione di Ue, Bce e Fmi è attesa ad Atene per valutare la situazione del Paese e le soluzioni da adottare. Le opzioni di cui si sente discutere in questi giorni sono tre: nuovi aiuti dopo quelli stanziati un anno fa; una ristrutturazione del debito; l’uscita della Grecia dall’euro. Tornano quindi le fibrillazioni sul futuro della moneta unica europea. Anche se, ci spiega l’economista ed ex ministro delle Finanze, Francesco Forte, «il problema della Grecia è molto particolare, e su di esso si sono concentrati eccessivi ragionamenti, credo in gran parte di carattere strumentale, riguardanti la solidità dell’euro».

Resta il fatto che dopo un anno dal “salvataggio” di Atene, ancora si dipingono scenari cupi per l’euro.

L’anno scorso l’aiuto alla Grecia è stato gestito dal governo Papandreou con molta ipocrisia sin dall’inizio. Gli aiuti di Ue e Fmi, quindi, non sono riusciti a sortire grandi effetti. Oltretutto, non era facile risolvere il problema, dato che la Grecia ha una scarsa possibilità di crescere, il suo sistema bancario è in gran parte internazionalizzato, la sua rete imprenditoriale e industriale è estremamente frazionata, la sua struttura fiscale è debole e la sua spesa pubblica permissiva è stata solo in parte aggiustata.

Cosa bisognava fare allora?

Sarebbe stato saggio fin dall’inizio imporre una ristrutturazione del debito, accompagnata dagli aiuti. Ma non è stato possibile farlo, perché le banche francesi e tedesche possiedono titoli del debito greco e non sarebbero state contente di perderci, dopo aver guadagnato dai loro alti rendimenti dovuti all’alto livello di rischio Paese. Una ristrutturazione del debito comporta infatti un prolungamento della scadenza dei debiti, i quali rimangono al loro valore nominale.

Non si potrebbe procedere ora alla ristrutturazione del debito?


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