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Economia e Finanza

SCENARIO/ 1. Forte: ecco perché gli "attacchi" all’euro premiano l’Italia

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Sarebbe la strada più logica. Ma oltre alle banche di cui sopra, anche la Bce ha comprato titoli di Stato e delle banche di Atene e non ha intenzione di rimetterci. Questo “fronte” vorrebbe quindi che fosse ancora una volta il contribuente europeo, attraverso gli aiuti dell’Ue, a farsi carico degli oneri per garantire il debito pubblico greco, che continua ad avere alti rendimenti per gli investitori (ovvero le banche stesse).

Nel frattempo ci sono state voci di una possibile uscita della Grecia dall’euro.

La Grecia furbescamente minaccia di uscire dall’euro e subito dopo lo nega. Si tratta di una “minaccia” in quanto Atene fa capire che potrebbe tornare alla dracma, che sarebbe svalutata almeno del 30%: il che comporterebbe un’identica perdita di valore di tutto il debito greco, cosa che non converrebbe ai creditori. A quel punto sarebbe più opportuna la ristrutturazione del debito, già sperimentata con successo in America Latina.

Le indiscrezioni su un’uscita della Grecia dall’euro sono però arrivate dalla stampa tedesca. È un caso?

Se i giornalisti hanno sentito queste voci, è giusto che le abbiano riportate. Tuttavia, non bisogna trascurare il fatto che in Germania è in corso uno “scontro” tra due fronti: da una parte le banche, compresa la Bce, che, come detto prima, non vorrebbero nessuna ristrutturazione per non perdere i soldi investiti; dall’altra il governo, che a nome dei contribuenti non vorrebbe svenarsi per un nuovo salvataggio che potrebbe arrivare fino a 90 miliardi di euro, che servirebbero a mettere in sicurezza la Grecia fino al 2013.

Secondo lei, come si concluderà questo scontro?

È probabile che si arrivi a un compromesso tra le due linee. In ogni caso, non credo sia utile che i contribuenti continuino a garantire un debito che ha dei tassi di interesse elevati. Non mi sembra un grande capitalismo questo.

In che senso?

Non riesco a capire perché se l’intervento di Ue e Fmi rende un debito praticamente sicuro, i tassi che il debitore deve pagare devono continuare a essere alti. In termini di economia elementare, ci dovrebbe essere la “conversione della rendita”: quando la rendita pubblica diventa meno rischiosa, si può emettere un nuovo titolo, che ha scadenza più lunga e rendimento minore. Ora, invece, si vuole il guadagno del capitale a spese del contribuente: questa è l’economia del libero mercato che si legge sulla grande stampa internazionale che si definisce “liberale”.

È quindi da escludere un’uscita della Grecia dall’euro?