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FINANZA/ Sarà una nuova Weimar a far fallire gli Usa?

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Detto fatto, oro giù, argento giù e petrolio giù dai massimi. Ma si sa che i magheggi e le scorciatoie non sono misure strutturali: tamponano, bloccano il trend, ma poi ci sono i fondamentali, primo dei quali domanda/offerta. E la bolletta energetica degli Usa, con il petrolio a questi livelli, va ad aggravare la già poco rosea situazione del deficit commerciale Usa, il quale ieri ha registrato un inaspettato ampliamento a causa di un contemporaneo aumento dell’export ma anche dell’import, salito a marzo del 5% anche a causa dell’aumento del prezzo del petrolio. Il deficit è salito a 48,2 miliardi, l’aumento maggiore dal giugno 2010 e ben sopra le previsioni di 45,4 miliardi fatte a febbraio.

Un risultato che si tramuta in un’ulteriore limatura delle stime di crescita per l’economia Usa, ma anche nella constatazione del rafforzamento della domanda Usa e globale, visto che il commercio è tornato a livelli pre-crisi. Forse anche questi dati macro hanno influenzato Goldman Sachs e la sua strategia, non certo basata su un afflato patriottico, ma forse figlia di una volontà emulativa: ovvero, se chi non sbaglia quasi mai è lungo sul debito Usa, allora è meglio crederci. Ma c’è anche dell’altro, passato completamente sotto silenzio.

Come raccontato da PressTV, il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha pesantemente attaccato la politica economica Usa, dicendo chiaramente che «tutta la valuta cartacea creata dal governo Usa sta facendo pagare un pesante pedaggio all’economia globale». Come, come? L’uomo che solitamente parla solo di infedeli, grande Satana, distruzione di Israele, si mette a parlare come un’economista anti-espansivo? Qui c’è qualcosa sotto. Anche perché il presidente iraniano non ha parlato nel salotto di casa sua o alla tv di Stato, ma alla platea della quarta conferenza dell’Onu per le nazioni meno sviluppate a Instanbul lunedì scorso. Per Ahmadinejad, gli Usa hanno iniettato nell’economia globale sotto forma di dollari senza valore denaro per circa 32 trilioni di dollari, «atto che ha giustificato l’aumento a 1,6 trilioni di dollari del deficit di budget Usa nell’anno fiscale in corso».

Per il presidente iraniano, il fatto che «l’America stia toccando il tetto di debito a 14,3 trilioni di dollari a fronte di un Pil di circa 14, spiega il crollo del benessere nazionale di molti paesi e la crescita di povertà e sottosviluppo attraverso il globo. Molte organizzazioni economiche internazionali difendono la situazione esistente o gli interessi i certi Stati». E ancora, per Ahmadinejad «l’era del colonialismo è arrivata alla fine e la gestione degli argomenti mondiali dovrebbe essere riformata» e ha proposto la creazione di una commissione indipendente per accertare l’entità dei danni inflitti durante il colonialismo alle nazioni oppresse e per obbligare le ex potenze coloniali a pagare indennità.

Sarà una nuova Weimar a mandare gli Usa in default? Mah. In compenso avete capito bene, quelle parole sono state pronunciate da Ahmadinejad, novello Gheddafi panafricano ed economista prestato al fondamentalismo. Quale era il messaggio sottotraccia inviato agli Usa? Di certo c’è che un paio di settimane fa caccia israeliani hanno compiuto ricognizioni sul confine iraniano e in molti hanno temuto il peggio. Poi la pantomima pakistana dell’uccisione di Osama Bin Laden ha fatto pensare alla scelta da parte Usa dell’utilizzo di soft power per uscire dall’impasse economica. Gli Usa hanno forse qualcosa da farsi perdonare o, peggio, da nascondere?