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FINANZA/ Sarà una nuova Weimar a far fallire gli Usa?

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Io so soltanto un paio di cose. Primo, l’Iran ha parlato lo stesso linguaggio, fatto salvo l’accenno al colonialismo, della Cina, primo detentore di bond Usa e da tempo impegnata in una politica di riduzione dell’esposizione e di diversificazione delle riserve monetarie in dollari. La Cina, poi, sta facendo letteralmente incetta sui mercati di oro e argento fisico, politica seguita non solo dal Messico e da gran parte dei paesi asiatici, ma anche dallo stesso Iran e dalla Libia di Gheddafi.

Secondo, so che la Federal Reserve ha fornito 26 miliardi di dollari di credito a un intermediario arabo controllato dalla Central Bank of Libya, la Arab Banking Corp: nel totale della cifra sono compresi 3,2 miliardi di dollari di prestito che la Fed è stata obbligata a rendere noti su pressione del senatore del Vermont Bernie Sanders (in totale sono stati 46 i prestiti d’emergenza a basso tasso d’interesse, lo 0,25%, alla Arab Banking Corp.), il quale ha anche chiesto lumi sul perché la banca libica e due sue filiali di New York siano state stranamente esentate dalle sanzioni decise dal governo statunitense per mettere pressione sul regime di Gheddafi.

Già, perché? Vuoi vedere che l’oro libico sta lì dentro e non in un caveau fisico al confine con il Sudan o trafugato all’estero? E poi, non è estremamente sgradevole il fatto che i prestiti della Fed, a un tasso risibile, facciano affidamento come collaterale a securities del Tesoro Usa? In altre parole, nello stesso tempo in cui la Arab Bank Corp. prendeva a prestito soldi a interessi zero da un braccio del governo Usa, la Fed, lo stesso istituto prestava soldi a un tasso molto più alto a un altro braccio del governo Usa, il Dipartimento del Tesoro, attraverso il collaterale in T-bills.

Perché questo trattamento di favore alla banca libica e questa esenzione dalle sanzioni? Convenite con me che ci sono sufficienti elementi per sostenere che qualcosa si sta muovendo negli Usa? E, si sa, non sempre questi movimenti sono prodromici a qualcosa di positivo.



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