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SCENARIO/ 1. Deaglio: i due tavoli della Merkel "rovinano" l'Europa

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Da parte della comunità finanziaria internazionale, soprattutto europea, c’è un forte interesse a che i greci rimborsino i loro debiti, meglio ancora se attraverso gli aiuti. Questi, però, vengono pagati dai governi, che stanno anche cercando di limitare le spese. Come nel resto della crisi, vediamo una sorta di “ricatto morale” delle banche, che dicono: se non agite falliamo e si determina il caos.

C’è quindi una sorta di “conflitto” tra gli interessi dei contribuenti e quelli delle banche?

Ha centrato il problema. I contribuenti sono anche elettori, cui i governi sono molto attenti, dato che nessun esecutivo gode di ottima salute e popolarità in Europa. In Germania la stessa Merkel sta giocando su due tavoli: da un lato cerca di rassicurare gli elettori, dicendo che sarà intransigente con la Grecia; dall’altro fa capire alle sue banche che gli aiuti saranno comunque stanziati. Senza dimenticare che i cittadini greci stanno protestando (ieri c’è stato lo sciopero generale in Grecia, ndr) contro le annunciate misure di austerità, dicendo: perché dobbiamo pagare proprio noi?

Un piano di rientro in cambio degli aiuti è però del tutto ragionevole.

L’austerità che è stata proposta ai greci è inaccettabile. Non si può chiedere a un Paese, per quanto “truffatore” sui conti (visti i precedenti) e indebitato, di ridurre il proprio livello di vita in maniera così sensibile (si parla del 10-15%) per aggiustare i conti in tre anni. Il debito avrebbe bisogno, per essere ragionevolmente assestato, di 9-10 anni. Ma le solite banche dicono che si tratterebbe di un periodo troppo lungo di incertezza sul rimborso che farebbe deprezzare i titoli di stato greco.

Nei giorni scorsi si era anche diffusa la voce che la Grecia potesse uscire dall’euro. Cosa ne pensa?

La Grecia aveva già “barato” sui conti ai tempi dell’adesione all’euro. Il direttore dell’Eurostat, l’istituto che doveva certificare i requisiti di adesione, si era persino dimesso in segno di protesta, ma la Grecia è entrata nell’euro perché c’era un interesse della Germania, dato che le banche tedesche investivano già sul debito di Atene. Ora questi rumors si sono diffusi non a caso in Germania, perché forse qualcuno pensa che effettivamente questa strada, per quanto costosa, risolverebbe il problema alla radice. Tuttavia nel caso si decidesse di seguirla ci sarebbero non poche difficoltà.

Perché?

C’è prima di tutto un aspetto giuridico importante: il trattato istitutivo dell’euro dice che l’adesione è irrevocabile. Occorrerebbe quindi una modifica per stabilire le modalità di uscita di un Paese dall’euro. Poi ci sono gli aspetti pratici: bisogna fare una nuova dracma, stabilire un tasso di cambio con l’euro, limitare la circolazione dei capitali, dato che i greci cercherebbero di portare i loro risparmi all’estero. Tutte operazioni possibili, ma che richiederebbero almeno due anni per essere realizzate completamente.

Tempo fa si diceva che poteva essere la stessa Germania a voler lasciare l’euro.


COMMENTI
12/05/2011 - robin hood (francesco scifo)

Dove è finita la Tobin tax? Il ministro Tremonti agli albori di questo Governo ci aveva parlato anche di Robin Tax per le Banche che poi la crisi mondiale ha cancellato: per fare tornare in auge il lavoro e la produzione non sarebbe l'ora di tassare gli scambi finanziari almeno come il lavoro?

 
12/05/2011 - Politica Finanza e Democrazia (?) (Antonio Servadio)

La popolazione Greca paga in modo capillare per il malgoverno nazionale. Fin qui nulla di nuovo. Il messaggio grosso che sottende l'intero argomento di questo articolo è altro. Non c'è democrazia che tenga: le politiche nazionali, comunitarie e intercontinentali sono tutte indissolubilmente asservite ad altro genere di governo, quello della "comunità finanziaria internazionale". Un argomento forse troppo inarrivabile per essere mai messo in discussione da stati, governi e complessivamente dalla civiltà democratica ? Alla fine, quanto possiamo influire (democraticamente) sui poteri forti ?