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SCENARIO/ Bertone: così l’Italia può scivolare nel buco dei debiti

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Certo, a innervosire i tedeschi sono stati i ritardi dell’esecutivo di Atene sul fronte del risanamento dei conti: il rapporto deficit/Pil resta largamente al di sopra del 10%, sul fronte delle liberalizzazioni e sulle privatizzazioni si va per le lunghe, mentre prendono corpo iniziative un po’ folcloristiche, tipo il collocamento presso la diaspora degli emigrati di una speciale emissione del debito che, viste le dimensioni della fuga dei capitali, ricorda da vicino la logica degli scudi di tremontiana memoria.

Il risultato è che, come capita un paio di volte l’anno, l’edificio dell’eurozona vacilla: per la speculazione è un gioco da ragazzi muovere a piacimento la leva dei cds, i credit default swaps, che restano meno vigilati e regolati di una mandria di cavalli bradi nella prateria. Un danno che, solo in termini di premio al rischio per le banche europee (italiane comprese), si valuta nell’ordine di centinaia di milioni all’anno. Una beffa, se si pensa che si ha motivo di sospettare che larga parte di quei cds sono stati emessi da banche greche che li hanno poi spalmati in giro per i mercati grazie all’attiva collaborazione dei colossi Usa che agitano lo spauracchio della crisi dell’euro.

In realtà, il rischio è molto relativo. L’euro, infatti, può contare su un’arma formidabile: non esiste, per ora, una via d’uscita dalla moneta unica. Anzi, l’unica cosa certa è che l’uscita dall’euro avrebbe effetti devastanti per la società greca, che dovrebbe adattarsi a livelli di reddito dimezzati rispetto al presente. Ma innescherebbe un circuito perverso insostenibile per gli altri paesi della Comunità, con effetti ben peggiori del tracollo di Lehman Brothers.

Di qui la sensazione che anche stavolta si ripeterà una trama già nota: sotto la pressione di Washington (che mal sopporta la rivalutazione del dollaro sull’euro) i governi europei faranno un altro piccolo, ma comunque importante passo sulla strada dell’unità del vecchio Continente, magari accompagnato da qualche garanzia in più dei Paesi della periferia. Forse un fondo per le privatizzazioni, forse un’ipoteca sulle entrate fiscali future.



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