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Economia e Finanza

FINANZA/ Le nuove mosse di Berlusconi nell’eterna sfida tra Draghi e Tremonti

Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)

Sempre in termini di coincidenze oggettive, l’iniziativa della Procura di Milano -appoggiata dalle strutture investigative della Guardia di Finanza, dipendenti dall’Economia -segna un’escalation con pochi precedenti: sono finiti sotto inchiesta per aggiotaggio e insider trading un alto dirigente di Intesa Sanpaolo (stretto collaboratore del Ceo Corrado Passera e del direttore generale Gaetano Micciché) e la moglie, regista italiana dell’Opa Lactalis per conto di Société Générale. Il pm Eugenio Fusco è stretto collaboratore dell’“aggiunto” Francesco Greco, super-procuratore per i reati finanziari fin dai tempi delle tangenti Enimont, del crack Parmalat, delle scalate ad Antonveneta, Bnl e Rcs nel 2005. E Greco è un frequentatore abituale dei riservati simposi dell’Aspen Italia, ultimamente ospitati anche all’interno della sede milanese di Mediobanca. Il vero “mohicano”, infine, apparentemente intenzionato a resistere nella trincea Parmalat è l’amministratore delegato Enrico Bondi, fedelissimo di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi.

Nel frattempo Tremonti ha quasi inaugurato la “sua” banca del Sud (innestata nel bancoPosta e finanziata con nuovi bond fiscalmente agevolati) e il “suo” presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha esordito in Piazza Affari con un discorso squisitamente “tremontiano”: bando alla finanza strutturata globalista e allargamento di ogni canale finanziario utile a intermediare il risparmio delle famiglie italiane verso le piccole e medie imprese italiane.

È in questo clima che Draghi sta preparando le sue ultime Considerazioni finali del 31 maggio: un primo “manifesto” come “incoming chairman” della Bce, ma in fondo anche come “anti-ministro dell’Economia” italiano. Perché è questo l’utile vero che Berlusconi cercherà di massimizzare: la possibilità di utilizzare una sorta di “secondo forno” a Francoforte, se quello principale - in via XX Settembre a Roma - risulterà poco adatto a cuocere una politica economica gradita al suo premier. E Draghi “l’americano” - nonostante un sapiente mix di toni nell’ultimo anno per smussare le diffidenze tedesche - non ha mai fatto mistero di preferire la “crescita” (berlusconiana) al “rigore” (tremontiano).


COMMENTI
16/05/2011 - Se fosse Draghi... (Leonardo Baggiani)

... io non so quanto ci sarebbe veramente da gioire. La Germania sta cedendo un po' su tutta la linea, dal Governatore, agli aiuti, al bilancio UE... Se un paese come la Germania, che economicamente è il motore di questa baracca, concede tutto questo, dovremo chiederci cosa sta avendo in cambio... non so... essere il commisario occulto di mezza europa?