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SCENARIO/ C’è un "euro" che lascia l’Europa in crisi

Pubblicazione:lunedì 16 maggio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Il meccanismo, applicato in Messico nel 1990, prevede l’emissione di nuovi titoli a tassi più convenienti, garantiti dagli Stati Uniti. In concreto, il Paese li acquista con fondi emessi dal Fmi e li deposita in un fondo speciale. Le nuove risorse servono per rimborsare i vecchi titoli e ridurre il servizio del debito. I Brady bond si sono rivelati un successo e sono stati sempre rimborsati. Il rifinanziamento va accoppiato, è naturale, da misure di risanamento finanziario e rigore economico. In Grecia, però, il governo del socialista Papandreou non riesce a far ingoiare l’amara medicina.

Anche il piano Brady si scontra con lo scoglio dei cambi. Senza la svalutazione della moneta, attraverso la quale dare un calcio d’inizio alle esportazioni e alla crescita (magari lasciando correre un po’ di inflazione, che in questi casi serve da olio lubrificante), non è mai stato possibile ripartire. L’ortodossia che regna alla Banca centrale europea, imposta dalla Germania per convinzioni culturali e interessi politico-economici, funziona nei tempi buoni. Quando arriva la bufera, bisogna ammainare le vele e aprire l’ombrello.

Questo ragionamento porta dritto dritto a una conclusione: per quanti tagli e privatizzazioni si possano mettere in cantiere, dalla crisi non si esce senza sviluppo. Se la Grecia non torna a crescere non potrà mai ridurre il debito, ma con una politica fiscale draconiana e una moneta inchiodata nell’euro, non riuscirà crescere. Ecco il circolo vizioso. Per spezzarlo, la deduzione più logica sarebbe il ritorno alla dracma o magari l’adozione di un euro2, svalutato di una certa quota (nel caso greco dovrebbe essere consistente per avere efficacia, almeno il 25-30%, anche tenendo conto della diversa elasticità dell’export rispetto a paesi con maggiore solidità industriale come l’Italia).

È possibile? Gli esperti dicono che non ci sono impedimenti tecnici. Se l’operazione è concordata, temporanea, gestita dalla Bce insieme al Fmi, accompagnata dalle misure di risanamento già avviate, si può fare. Una volta ridotto il debito e riportato in attivo il bilancio pubblico al netto degli interessi, Atene potrebbe ridiscutere il rientro; nel frattempo seguirà una politica monetaria del tutto allineata con quella di Francoforte.


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