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SCENARIO/ C’è un "euro" che lascia l’Europa in crisi

Pubblicazione:lunedì 16 maggio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Il vincolo è politico, sottolinea Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano del direttorio Bce: sarebbe come alzare bandiera bianca, dimostrare che l’euro così com’è non regge. Le sue preoccupazioni sono fondate. E tuttavia la crisi del 2008-2010 è stata davvero grande. Non è retorica dire che nulla sarà come prima, anche se c’è una tendenza generale a far finta di niente, nelle banche come nei governi. La stessa Eurolandia è cambiata, ha vinto la Germania che trascina con sé il nord e guarda più al mondo che alla stessa Europa. Il suo spazio vitale in economia è l’Asia, non tra il Reno e la Vistola.

In che modo l’euro riesce a compensare questi nuovi squilibri? Non spetta alla moneta, dicono gli ortodossi, bensì alla politica economica (fiscale, industriale, del lavoro). È vero. Ma si dà il fatto che abbiamo una politica monetaria unica e centralizzate e politiche fiscali divise su basi nazionali. Abbiamo una moneta senza sovrano. Ecco la contraddizione di fondo, l’equivoco sul quale è nato l’euro. Recessione, crack bancari e salvataggi pubblici hanno chiamato il grande bluff, come lo giudicavano gli economisti americani dal liberista Milton Friedman al keynesiano Franco Modigliani. Adesso bisogna muoversi. O si va avanti nel processo unitario (e allora il prossimo passo è centralizzare anche la politica fiscale, creare un bilancio europeo e chi ci sta ci sta) o si creano valvole di sfogo, con una gestione flessibile.

Gli eurocrati e i sacerdoti del tempio di Francoforte non difettano di fantasia. Forse manca loro un po’ di anticonformismo intellettuale e di audacia politica. La Grecia offre a tutti una grande occasione.



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