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SCENARIO/ C'è un dilemma tedesco che condiziona l'Europa

Pubblicazione:mercoledì 18 maggio 2011

Angela Merkel (Foto Ansa) Angela Merkel (Foto Ansa)

Alcune sono di lungo periodo: negli anni Sessanta le hanno individuate con cura due economisti - uno americano, Charles Kindleberger, e uno ungherese, Ferenc Janossy - che non si sono mai incontrati e appartenevano a scuole di pensiero contrapposte (Janossy era rigorosamente marxista). La Repubblica federale ha una dotazione ricchissima di risorse umane molto competenti, molto flessibili (un accordo analogo a quelli di Pomigliano e Mirafiori è stato fatto alla Volkswagen circa 20 anni fa), propense al risparmio, contenute nei consumi (nel cui ambito preferiscono quelli culturali - grandi lettori di libri e giornali e frequentatori di sale di concerto e teatri- tali da arricchire ulteriormente).

Altre sono relativamente più recenti e riguardano l’economia reale più che i conti pubblici (la cui tenuta, comunque, non fa affatto male). La più importante concerne la ristrutturazione della “catena del valore” (ossia come ci si organizza per aumentare il valore di ciò che si produce) avvenuta negli ultimi 20 anni (l’accordo Volkswagen può essere preso come spartiacque): mentre Francia, Italia, Spagna e altri scorporavano i servizi dal manifatturiero (tramite varie forme di outsourcing), in Germania le imprese accentuavano l’integrazione dei servizi nel manifatturiero. Strategia che è risultata vincente e ha permesso sia economie di scala, sia internazionalizzazione di esternalità tecnologiche, mentre sovente l’outsourcing ha spesso portato i servizi scorporati nel labirinto poco efficiente della regolazione di competenza di enti locali.

Il processo è descritto con cura nel Rapporto su ricerca, innovazione e andamento tecnologico in Germania, pubblicato l’autunno scorso dal Politecnico di Monaco di Baviera. In breve, come confermato da un lavoro appena pubblicato dalla Fondazione Adenauer e dalla Fondazione Fare Futuro, un aspestto dell’“economia sociale di mercato” lo avevamo anche noi (l’integrazione tra manifatturiero e servizi), ma vi abbiamo rinunciato mentre la Repubblica Federale Tedesca lo ha intensificato.


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COMMENTI
19/05/2011 - risposta a Taddei (Leonardo Baggiani)

... o forse nessuna coalizione, ché qui in Italia la politica è solo il veicolo di ristrette lobby che fanno apparire l'assenza di politica industriale quando sostanzialmente questa esiste ed è alquanto "reazionaria" - qualunque Governo sia in carica: http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo Lasciamo che l'economia si muova da sola, che le imprese si localizzino senza guardare agli incentivi regionali o settoriali... Se possiamo aspettare 50 anni per i risultati, questo tipo di soluzione è più onesta ed elimina i guasti della nostra politica. Non credo che l'Italia e gli italiani debbano continuare a guardare all'estero come modello (senza tra l'altro mai adottarlo), dovremmo piuttosto lasciar spazio alle peculiarità - di necessità virtù.

 
18/05/2011 - Outsourcing (Leonardo Baggiani)

... A me risultava che in sede di riunione delle Germanie, fosse partito un progetto di delocalizzazione della bassa manifattura verso l'Europa dell'est, mantenendo e anzi rafforzando l'alta tecnologia dentro la Germania. Il risulto è, perché credo che questa sia stata la strada da cui come conseguenza la situazione attuale, una struttura produttiva ad alto valore aggiunto, che quindi paga bene i propri lavoratori anche in relazione al livello dei prezzi assoluto (i riferimenti diretti che mi arrivano dalla Germania me lo confermano), e una bilancia commerciale fatta di import di "pezzi" e un export di "prodotti finiti di alta gamma"... va da sé che in tal modo buona parte degli effetti positivi/negativi sull'export delle oscillazioni dell'euro vengono compensate da corrispondenti effetti negativi/positivi sull'import del cambio stesso. Il che è un buon motivo per cui il saldo della bilancia resta positivo anche in fase di forza dell'euro.

 
18/05/2011 - provocazione (francesco taddei)

cioè la germania ha una struttura industriale opposta a quella non solo nostra ma anche rispetto al resto d'europa. in più noi abbiamo un freno ideologico sulle relazioni industriali che investe tutti i livelli ( non solo i sindacati ma pure di chi vorrebbe utilizzare i contratti a termine per sempre) Aggiungiamo una struttura statale enorme e mal distribuita e una scuola non meritocratica. cosa fare per raggiungere la germania? una grande coalizione che rifaccia l'italia da cima a fondo e tra cinquant'anni saremo al 50% della germania.