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FINANZA/ 1. La "nuova" Cina mette fuorigioco gli Usa

Pubblicazione:giovedì 19 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 19 maggio 2011, 11.03

Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa) Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa)

Soltanto cinque anni fa sarebbe stato folle ma oggi, nel mondo post-Lehman Brothers, si può tranquillamente affermare che il libero mercato abita in Cina e lo statalismo è di casa negli Stati Uniti. Per una serie di motivi che cercherò di spiegarvi e che vanno al di là del fatto che gli Usa abbiano sfondato lunedì scorso il tetto legale del debito e Tim Geithner abbia annunciato che il Tesoro metterà le mani nei fondi pensione federali per fare cassa e pagare interessi e cedole. Si tratta di altro: valuta.

Nonostante la tiepida risposta ottenuta nel primo giorno di collocamento a Hong Kong dello yuan come moneta offshore lo scorso mese, gli analisti restano ottimisti e prevedono che questo sia il primo ma fondamentale passo per la trasformazione della divisa cinese in valuta globale. Per Jeff Ward, broker alla Icap, l’internazionalizzazione dello yuan «è una delle cose più eccitanti sul mercato dei cambi stranieri accaduta dall’introduzione dell’euro. La creazione di un mercato offshore potrebbe essere un atto analogo al mercato euro/dollaro dei tardi anni Sessanta e dei primi Settanta», riferendosi ai depositi denominati in dollari in banche al di fuori degli Stati Uniti.

L’indice denominato in yuan Huixian Reit Ipo è sceso del 10% quando è debuttato alla Borsa di Hong Kong lo scorso mese, ma la domanda di generi denominati in yuan continua a essere forte. I depositi in yuan a Hong Kong, il principale test per prodotti in yuan offshore, hanno raggiunto i 451,4 miliardi di dollari nel primo trimestre, otto volte il dato dell’anno precedente. Il tasso di crescita dei depositi, poi, sta crescendo a un ritmo di 60 miliardi di yuan al mese contro la previsione di Deutsche Bank di 20 miliardi al mese.

Lo stesso istituto tedesco si dice certo che il ruolo della valuta cinese sta crescendo in proporzione allo status economico del Paese e si sbilancia pronosticando che il sistema monetario globale sarà caratterizzato da valute di riserva “tri-pod”, ovvero dollaro, euro e sul lungo periodo yuan, destinato a scalzare yen e franco svizzero. Per il già citato Jeff Ward, «nonostante attualmente lo yuan incida molto poco sui 4 trilioni di dollari al giorno di commercio in valuta estera, potrebbe diventare la chiave del commercio tra Usa ed Europa e potrebbe rimpiazzare il dollaro/yen e l’euro/yen. Il tempismo di questa opzione è tuttora sconosciuto, ma la direzione è quella. Per cui, chiunque operi nel mercato dei cambi sa che la storia è questa e farà di tutto per posizionarsi e poter partecipare alla festa».


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