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FINANZA/ 1. La "nuova" Cina mette fuorigioco gli Usa

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Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa)  Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa)

Con una tale aspettativa di deprezzamento del dollaro, gli investitori si aspettano sempre minor finanziamento del conto corrente e del deficit di budget Usa da parte della Cina, quindi aprendo una necessità di finanziamento che porterà a rivolgersi ad alcune nazioni europee, come la Germania, con ampi surplus. Per Jeffrey Young, analista monetario alla Barclays Capital di New York, «per attrarre i risparmi extra-Usa per finanziare i deficit statunitensi, è necessaria una combinazione di dollaro debole rispetto a euro, yen o sterlina e tassi d’interessi più alti». Non è un caso che nei periodi successivi al primo de-peg della Cina, nel luglio 2005 e del secondo lo scorso giugno, si sia registrato un aumento degli acquisti cinesi di euro, sterlina e dollaro australiano per diversificare le riserve.

La domanda, ora, è una sola: quanto può crescere lo yuan? Molti economisti lo hanno fattorizzato in un modesto 5-7% di apprezzamento quest’anno nonostante ci siano stime che vedono lo yuan svalutato del 40% rispetto al dollaro. Se il dollaro dovesse deprezzarsi in base alla previsioni medie del 5% l’anno per i prossimi cinque anni rispetto allo yuan, questo significherebbe un 20-25% di calo nel dollar index, basato sulla stretta correlazione tra questo indice e il dollaro/yuan. Il già citato Borthwick della Faros Trading pensa che il dollaro potrebbe indebolirsi del 7,8% l’anno contro lo yuan, ipotesi che potrebbe tradursi in un calo del 40% nell’Ice dollar index nel prossimi cinque anni. A suo avviso, questo trend corrisponde alla caduta del dollaro contro lo yuan nel periodo che va dall’ottobre 2007 al marzo 2008, lasso di tempo in cui nessuno, né in Cina né negli Usa, discuteva riguardo il ritmo del declino del biglietto verde.

Un 40% di calo può sembrare una prospettiva estrema, ma non per gli standard dei mercati monetari globali: per guardare il trend in prospettiva, il dollaro australiano è cresciuto dell’81% dal 2008 a oggi e in molti continuano a comprare! Inoltre, come se tutto questo non bastasse, da ieri la Cina ha ufficialmente dichiarato guerra al Comex e al suo monopolio globale sulle commodities metalliche aprendo l’Hkmex, il mercato cinese dei derivati sui metalli, destinato a diventare un competitor pericoloso poiché creato su misura per compratori e non per speculatori o grandi istituzioni finanziarie.

Come? Semplice, attraverso i volumi dei contratti. Un contratto derivato Hkg rappresenta, infatti, un barra da 1 chilogrammo di oro “good delivering”, equivalente a circa 34mila euro in oro: un prezzo che consente a una vasta platea di investitori privati di portare a scadenza il contratto e farsi consegnare fisicamente il metallo, finalità per cui è garantita la massima trasparenza attraverso corrieri privati di cui si conosce ogni singolo particolare e dettaglio già attraverso il sito dell’Hkmex. Questo a differenza del Comex, dove il contratto equivale a 100 once e la quantità minima per ottenere la consegna fisica è di 400 once, ovvero circa 420mila euro, cifra che assottiglia e non di poco la platea dei potenziali investitori e si sostanzia nel paradiso della speculazione pura e semplice, con caveau in realtà vuoti. Che ne dite, siete d’accordo con me che il liberismo abita più a Pechino che a Washington?



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