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SCENARIO/ Pelanda: ecco come l’Italia può superare la Germania del boom

Per crescere l’Italia dovrebbe fare come la Germania: ridurre le tasse alle imprese e fare un accordo sindacati, politica e industria che traini l’intero paese. L’analisi di CARLO PELANDA

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Nei giorni scorsi ha fatto notizia la crescita stellare dell’economia tedesca contrapposta a quella stagnante (+ 0,1% del Pil) dell’Italia. Cerchiamo di capire, con freddezza analitica, i motivi della superprestazione della Germania per capire cosa potremmo imitare.
Dalla metà degli anni novanta fino al 2003/04 la Germania era in crisi di stagnazione, con una disoccupazione più elevata dell’Italia, attorno al 10%, per il peso di un modello economico depressivo simile all’Italia stessa. Cosa ha determinato la capacità di crescita osservabile negli anni successivi ed oggi in particolare? Semplificando, due fattori.
1. Il primo, interno, lo ha creato il socialdemocratico Schroeder. Si è chiesto, con onestà non ideologica, cosa avrebbe potuto dare più crescita al sistema e ha trovato la seguente risposta: lasciare libere le imprese di adattarsi continuamente alle condizioni della concorrenza globale. Spinse per un legislazione che permetteva i licenziamenti e meno vincoli sindacali alle operazioni, ma mantenendo le garanzie economiche per i lavoratori e concordando con i sindacati stessi un tipo di relazioni industriali meglio calibrato per la competitività e l’efficienza aziendale. Soprattutto, ridusse le tasse alle imprese. E la combinazione di queste azioni le fece volare.
In sintesi, la sinistra riformista tedesca prese atto della centralità dell’impresa e modificò il modello economico per riempirla di forza propulsiva. Le cronache di questi giorni hanno enfatizzato che Schroeder pagò un duro prezzo politico per il suo coraggio riformatore. Tuttavia è più rilevante analizzare come mai fu possibile in Germania un accordo sindacati-politica-industria che in Italia, non troppo diversa dalla Germania sul piano politico, manco ci sogniamo. Fu il comune sentire patriottico ad aiutare il compromesso competitivo. La potenza della Germania di oggi risiede nella forza della sua industria. Se si voleva una Germania potente - e la potenza comporta ricchezza - bisognava rendere potentissimo il suo sistema industriale. Un concetto analogo rese possibili le grandi coalizioni destra-sinistra per dare governabilità al sistema nei momenti difficili.


COMMENTI
19/05/2011 - Utopia (Vittorio Cionini)

Sarebbe giusto e forse anche tecnicamente agevole avviare le riforme suggerite nell'articolo, ma....sono appena tornato dalla Camera di Commercio di Milano dove ho ritirato la chiavetta per il SISTRI. Non so quanti pezzi di carta ho firmato, fotocopie di documenti di identità, ricevuta del pagamento, tre copie cartacee della ricevuta di consegna della chiavetta. Il tutto preceduto da scambi di mail e corrispondenza per fissare l'appuntamento, pagare la tassa (?). A che scopo ?. Per svolgere delle complicate e fumose attività di tracciatura dei rifiuti che sappiamo perfettamente in cosa si tradurranno. Un ulteriore aggravio di pratiche burocratiche e costi per le aziende corrette e una ulteriore occasione di business per chi opera illecitamente. Attenzione però a non agitare troppo la questione. Non vorrei che a qualcuno venisse in mente di apportare semplificazioni. La sola parola semplificazione burocratica mi genera reazioni allergiche e attacchi di panico. ad maiora Vittorio Cionini

 
19/05/2011 - Altra cosa da fare (Leonardo Baggiani)

Aggiungerei che oltre quanto detto l'Italia dovrebbe fare un'altra cosa: ridurre la presenza dello Stato nell'economia, togliendo così blocchi di potere di ristrette lobby e distorsioni solo politiche perpetrate attraverso i vari incentivi locali e settoriali. L'Italia non ha bisogno di una esplicita politica industriale - la ha da decine d'anni, ben occultata, e votata alla stasi - ma ha bisogno che sia il suo tessuto economico a scoprire e forgiare da solo la propria "politica industriale". Al massimo lo Stato può fornire infrastrutture, una volta che il tessuto le chieda, e non in base ad un suo superiore - e regolarmente fallace - piano di sviluppo.