BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SCENARIO/ Pelanda: ecco come l’Italia può superare la Germania del boom

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

In Italia dovremmo imitare quella legislazione propulsiva, ma ci manca la capacità di trovare compromessi in nome di un interesse nazionale superiore a quello della categoria rappresentata. Se, per miracolo, riuscissimo a capirlo, cosa dovremmo fare? Detassare al massimo le imprese, rendere flessibili i contratti di lavoro, abolire la cassa integrazione e portare gli stipendi dei lavoratori licenziati a carico della fiscalità generale, riducendo gli sprechi per creare gli spazi di bilancio. Potremmo farlo benissimo anche noi, in teoria, se sviluppassimo un progetto nazionale comune.
2. L’altro fattore che favorisce la crescita tedesca è esterno. La riforma interna della competitività industriale trovò un mercato globale, soprattutto Cina ed India, con domanda crescente dei sistemi prodotti dal sistema manifatturiero tedesco. Da sempre la Germania cercava di massimizzare l’export per bilanciare la stagnazione del mercato interno, attuando una politica estera mercantilista. La forza geopolitica, moltiplicata dal ruolo di potenza singola europea, combinata con la nuova efficienza industriale e la domanda globale crescente ha mandato la Germania in boom.
L’Italia non potrà imitarla a questo livello, ma va ricordato che è la seconda potenza manifatturiera ed esportativa in Europa, quinta nel mondo. Se facessimo una riforma competitiva del sistema industriale interno potremmo perfino superare la Germania nei volumi di crescita.

www.carlopelanda.com

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
19/05/2011 - Utopia (Vittorio Cionini)

Sarebbe giusto e forse anche tecnicamente agevole avviare le riforme suggerite nell'articolo, ma....sono appena tornato dalla Camera di Commercio di Milano dove ho ritirato la chiavetta per il SISTRI. Non so quanti pezzi di carta ho firmato, fotocopie di documenti di identità, ricevuta del pagamento, tre copie cartacee della ricevuta di consegna della chiavetta. Il tutto preceduto da scambi di mail e corrispondenza per fissare l'appuntamento, pagare la tassa (?). A che scopo ?. Per svolgere delle complicate e fumose attività di tracciatura dei rifiuti che sappiamo perfettamente in cosa si tradurranno. Un ulteriore aggravio di pratiche burocratiche e costi per le aziende corrette e una ulteriore occasione di business per chi opera illecitamente. Attenzione però a non agitare troppo la questione. Non vorrei che a qualcuno venisse in mente di apportare semplificazioni. La sola parola semplificazione burocratica mi genera reazioni allergiche e attacchi di panico. ad maiora Vittorio Cionini

 
19/05/2011 - Altra cosa da fare (Leonardo Baggiani)

Aggiungerei che oltre quanto detto l'Italia dovrebbe fare un'altra cosa: ridurre la presenza dello Stato nell'economia, togliendo così blocchi di potere di ristrette lobby e distorsioni solo politiche perpetrate attraverso i vari incentivi locali e settoriali. L'Italia non ha bisogno di una esplicita politica industriale - la ha da decine d'anni, ben occultata, e votata alla stasi - ma ha bisogno che sia il suo tessuto economico a scoprire e forgiare da solo la propria "politica industriale". Al massimo lo Stato può fornire infrastrutture, una volta che il tessuto le chieda, e non in base ad un suo superiore - e regolarmente fallace - piano di sviluppo.