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SCENARIO/ Pelanda: così il "derby" Berlusconi-Tremonti può far vincere l'Italia

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Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)  Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

C’è consenso in Italia sul fatto che rigore e sviluppo siano ambedue priorità della politica economica. Ma sul come fare più crescita nel mercato interno c’è vaghezza. Pertanto sui giornali dobbiamo invocare precisazioni, tentandole.

Prendendo spunto da un recente articolo di Mario Monti possiamo tutti rilevare che il ministro dell’Economia dimostra un'adeguata capacità di contenere la spesa pubblica, ma non quella di stimolare più crescita. Secondo me, questo non è un problema solo di capacità o ideologia statalista di Tremonti.

Il problema lo vedo a due altri livelli: (a) il resto del governo e i partiti, per lo più, tendono a vedere la stimolazione come erogazione di più soldi in deficit, mentre il deficit stesso è vietato dalla priorità del rigore e ciò crea uno stallo nell’azione; (b) il ministero dell’Economia concentra troppe funzioni - entrate, tesoro, bilancio - tra cui la supervisione di fatto delle scelte di altri ministeri che hanno rilevanza per la politica economica. Ma tale supervisione viene attuata regolando il portafoglio di un ministero e non intervenendo sulle sue scelte attive.

Per spiegarmi: Tremonti, in base alla priorità del rigore, taglia tot al ministero x. Ma il resto della spesa rimane deciso dal ministro competente in modi non vincolati a un piano di politica economica complessiva. Ciò favorisce una situazione assurda: ci sono meno soldi pubblici, ma i restanti continuano a essere spesi male e in modo non coordinato. Tale difetto di architettura, poi, è complicato dal fatto che la politica vede la stimolazione economica come più spesa pubblica, appunto impossibile.

Per tale motivo, la spesa residua resta improduttiva e il taglio della spesa stessa produce una deflazione del mercato interno (meno consumi e investimenti, quindi ripresa lenta dell’occupazione) in quanto non è bilanciata da una reflazione. Le soluzioni sono semplici. La prima è chiarire che la stimolazione della crescita non può avvenire aumentando il deficit di bilancio, ma convertendo parte della spesa in riduzione delle tasse, l’unica azione veramente stimolativa in quanto lascia più capitale al mercato.



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COMMENTI
02/05/2011 - limare la spesa inutile ovvero spending review (antonio petrina)

Giustamente il prof dice : la spesa residua resta improduttiva e il taglio della spesa stessa produce una deflazione del mercato interno , perchè manca la cultura inglese della revisione della spesa ( spending review) ovvero works for us ( lavoriamo tutti nella stessa barca )sia privati e sia pubblici : tutti i ministri da PDS a Tremonti spingono in questa direzione per cui a loro il timone ( uno o pluri non importa) ed a tutti ,pubblici e privati, di portarla a mare aperto!

 
02/05/2011 - riflessione (francesco taddei)

penso che il problema di misure di stimolo dello sviluppo non sarà risolto da una classe politica "culturalmente" non in grado di pensare un'economia senza deficit e clientele. ritengo che gli unici possano essere quegli uomini appartenenti al mondo dell'impresa che non sia attaccata ai sussidi dello stato, ma che innova e si espande (che ancora, forse per poco,sono in italia). riguardo allo scorporo del ministero dell'economia può avvenire solo con una riforma che coinvolga l'opposozione. ma come dice Pelanda chi lo vorrebbe?