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Economia e Finanza

FINANZA/ Quanto e a chi costerà salvare ancora la Grecia?

La crisi del debito sovrano in Grecia non è facile da risolvere. LEONARDO BAGGIANI ci spiega quali sono le soluzioni che potrebbero essere messe in campo

Foto: AnsaFoto: Ansa

La crisi del debito sovrano in Grecia non è di facile soluzione e lo si capisce bene dal dibattito in corso. Il Paese è ormai considerato incapace di gestire il proprio debito, quindi diretto all’insolvenza, e se questo si presentasse sul mercato dei titoli di Stato sarebbe costretto, per superare le resistenze dovute alla sua reputazione, a offrire tassi così elevati che da soli lo porterebbero al fallimento; la Grecia è in vicolo cieco.

Pubblicamente vengono discusse due fattispecie di soluzioni, la ristrutturazione del debito e gli aiuti Ue; in realtà, tra le soluzioni andrebbero annoverate la svalutazione reale del debito, l’austerity, e il semplice fallimento, nonché qualsiasi delle 26 combinazioni delle cinque fattispecie dette. Se è vero che “in medio stat virtus” (e “virtus” in questo caso sta per “opportunità politica”), la soluzione finale sarà appunto una qualche combinazione di questi elementi. Per capire il valore di una tale soluzione è il caso di entrare nel merito delle cinque alternative “pure”.

1) Con ristrutturazione si intende generalmente l’allungamento dei tempi di rientro del debito. Tale soluzione eviterebbe alla Grecia di doversi presentare sul mercato per un certo periodo, nella speranza che alla nuova scadenza i conti pubblici si trovino sufficientemente in ordine da permettere un rinnovo del debito a condizioni sostenibili; è quindi una soluzione-ponte utile per scavalcare difficoltà contingenti, e quindi è solo un inutile palliativo temporaneo se i problemi hanno carattere strutturale come sembra valere nel caso greco.

Va da sé che all’allungamento del debito non deve corrispondere, come accadrebbe in un contesto di mercato, l’aumento dei tassi - altrimenti siamo punto e da capo - pertanto i creditori dovrebbero sottostare a un mancato guadagno perché rinuncerebbero a prezzare sia il rischio (chi dice che alla scadenza i conti saranno “sani”?) che i più lunghi tempi di rientro. È una soluzione “fuori mercato” ed è comprensibile che i creditori - come dice Francesco Forte - resistano a questa soluzione.

2) Con gli aiuti Ue si ottiene un po’ lo stesso effetto della ristrutturazione, in quanto gli aiuti si sostanziano in finanziamenti a tassi di favore (fuori mercato) per tutto il periodo di “risanamento”, cioè finché il Paese non sarà in grado di presentarsi autonomamente sul mercato. In questo caso il debito esistente mantiene le originarie condizioni - i creditori non vengono coinvolti - ma viene volta volta sostituito alla scadenza con gli aiuti comunitari; è chiaro che l’onere viene traslato sulle casse comunitarie, quindi sui contribuenti europei sia come costo-opportunità rispetto a impieghi alternativi sia, eventualmente, come perdita pura se comunque il Paese fallisse; queste forme di assistenza hanno perciò un forte effetto deresponsabilizzante presso i beneficiari. Chiaramente l’opinione pubblica di vari Paesi è avversa a questa soluzione.


COMMENTI
20/05/2011 - austerity ovvero spending review (antonio petrina)

Ogni commento alle varie ricette è il seguente: "lo Stato spende meno, eliminando così stimoli ad alcuni settori e riducendo pure lo Stato sociale" ovvero austerity ( rectius: spending review), una politica made english da attuare a livello europeo d'ora in poi, agganciando la ripresa !