BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Tra forbici e frusta, il governo risponde alla "gufata" di S&P’s

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

La prospettiva per il governo è duplice: deve cercare modi per ravvivare la crescita e deve mirare al tendenziale pareggio del bilancio entro il 2014, come concordato con la Commissione europea. Sul primo fronte la ricetta degli aedi del liberismo che pullulano tra gli editorialisti dei principali quotidiani è chiara: privatizzazioni, liberalizzazioni, riduzione delle tasse.

Ricetta giusta e opportuna per migliorare efficienza, produttività e competitività dell’Italia, sia nel settore pubblico che in quello privato. Ma gli effetti sarebbero più di lungo termine che di breve. Mentre c’è una necessità contingente di rinvigorire la crescita. Si dirà: i governi, compreso quello Berlusconi, potevano pensarci prima. Vero: le riforme strutturali sono più facili quando l’economia è frizzante. Però le litanie su una riduzione secca delle imposte (ripeto: cosa buona e giusta) si ascoltavano da qualche economista che criticava implicitamente la gestione rigida di Tremonti, salvo poi riconoscere che, fortunatamente, il ministro dell’Economia aveva tenuto a bada i conti pubblici, senza largheggiare nella spesa, né avventurarsi in politiche di riduzioni di entrate, salvaguardando i conti e la stessa Italia.

Insomma, le privatizzazioni sarebbero opportune anche se anche in Banca d’Italia sono scettici sulla quantità degli introiti possibili. Ulteriori liberalizzazioni sarebbero auspicabili, ma in tempi di crisi cittadini e imprenditori preferiscono un po’ più di protezione che di libertà. Può dispiacere riconoscerlo, ma è così. Quanto alla riduzione delle imposte, oramai le litanie del passato non si ascoltano più: non ci sono i margini adesso per un taglio robusto della pressione tributaria - solo un taglio robusto può avere un effetto-frusta - tanto che né le associazioni imprenditoriali, né le opposizioni la invocano e neppure il terzo polo più o meno montezemoliano la vagheggia: “L’attuale congiuntura economica non permette di ridurre la pressione fiscale”, ha riconosciuto qualche giorno fa lo stesso presidente di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo.

L’unica, fattibile, strada per una frustatina all’economia sono le deregolamentazioni, come quelle contenute nel recente decreto Sviluppo approvato dal governo, forse eccessivamente sottovalutato. In questo filone di intervento si inserisce l’annuncio di Giulio Tremonti di rivedere alcune vessazioni tributarie che negli anni si sono acuite senza portare alcun vantaggio né per l’erario, né per i contribuenti.

In altre parole, i miracoli nella finanza pubblica non sono possibili e pure gli stessi consigli che si rintracciano nel rapporto conclusivo sull’Italia degli ispettori del Fondo monetario internazionale sono interessanti ma non risolutivi: maggiori liberalizzazioni nei servizi pubblici locali (come dire: la riforma del governo è buona, ma non è incisiva), un leggero allungamento dell’età di pensionamento delle donne, una sorta di gabbie salariali nel comparto pubblico al Sud per legare maggiormente gli stipendi al costo della vita. Si direbbe: facile a dirsi, piuttosto arduo a realizzarsi.


COMMENTI
23/05/2011 - miracoli economici e previsioni imprevedibili (antonio petrina)

Giustamente si sottolinea che "i miracoli nella finanza pubblica non sono possibili" e neanche le imprevedibili previsioni astratte delle agenzie di rating possono incentivare la crescita economica che va comunque ottimisticamente valorizzata dalla keynesiana politica monetaria sulle sorti migliori da garantire ai nostri nipoti. Nel breve periodo: fiducia nella circolazione della moneta ,fiducia nelle risorse umane e semplificazione, spending review, deregolamentazione ed aumento della flessibilità dell'azione della p.a., credito d'imposta alla imprese private che assumono e che innovano, ecc.(leggi decreto sviluppo).

 
23/05/2011 - considerazioni (francesco taddei)

1) il governo portoghese non è riuscito a far passare i tagli alla spesa pubblica. data la perenne instabilità del sistema italia S&P ha avuto una certa logica nelle sue scelte 2)la sussidiarietà distribuità a più settori possibili può portare (con una garanzia di certificazione) ad una efficienza maggiore e quindi riduzione della spesa pubblica 3) le liberalizzazioni, magari in quegli ordini professionali di ventennale memoria, potrebbe portare ad un abbassamento delle tariffe, dovuto a maggior concorrenza