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FINANZA/ Tra forbici e frusta, il governo risponde alla "gufata" di S&P’s

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Resta il fronte del risanamento dei conti pubblici. Anche in questo caso gli impegni dell’esecutivo possono essere criticati, ma non bistrattati per la serietà con cui sono affrontati. Forse il Documento di economia e finanza (Def) e il Programma nazionale di riforma (Pnr) - i due documenti previsti dalla nuova sessione europea di bilancio - possono essere pure giudicati troppo dettagliati e al contempo privi di priorità strategiche chiare, magari sul fronte della crescita. Però il percorso di finanza pubblica - che per un Paese indebitato come l’Italia è fondamentale nei rapporti con Bruxelles - non lascia spazio ad ambiguità: per raggiungere il tendenziale pareggio di bilancio entro il 2014, occorrerà una manovra di correzione complessiva dei conti pubblici del 2,3% sugli anni 2013 e 2014.

Questo non vuol dire, come qualcuno ha insinuato maliziosamente, che il governo voglia spostare il peso di decisioni dolorose sull’esecutivo che nascerà nella prossima legislatura, dopo le elezioni politiche del 2013. Tutt’altro, già dal prossimo luglio - insieme con una manutenzione dei conti a valere sull’anno in corso e magari anche sul 2012 - si imposteranno tagli alla spesa pubblica. Tagli - ritenuti necessari e indispensabili anche dall’ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco - che questa volta non saranno con tutta probabilità lineari bensì selettivi, seguendo l’esempio britannico della spending review, come ha consigliato all’esecutivo il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in una recente audizione in Parlamento.

Un sostegno a questa impostazione di ulteriore e benefica riduzione della spesa è già arrivato al Tesoro da un rapporto consegnato dall’ex sottosegretario alle Finanze nel governo Prodi, l’economista Piero Giarda. Il cantiere della spesa pubblica è stato riaperto.

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COMMENTI
23/05/2011 - miracoli economici e previsioni imprevedibili (antonio petrina)

Giustamente si sottolinea che "i miracoli nella finanza pubblica non sono possibili" e neanche le imprevedibili previsioni astratte delle agenzie di rating possono incentivare la crescita economica che va comunque ottimisticamente valorizzata dalla keynesiana politica monetaria sulle sorti migliori da garantire ai nostri nipoti. Nel breve periodo: fiducia nella circolazione della moneta ,fiducia nelle risorse umane e semplificazione, spending review, deregolamentazione ed aumento della flessibilità dell'azione della p.a., credito d'imposta alla imprese private che assumono e che innovano, ecc.(leggi decreto sviluppo).

 
23/05/2011 - considerazioni (francesco taddei)

1) il governo portoghese non è riuscito a far passare i tagli alla spesa pubblica. data la perenne instabilità del sistema italia S&P ha avuto una certa logica nelle sue scelte 2)la sussidiarietà distribuità a più settori possibili può portare (con una garanzia di certificazione) ad una efficienza maggiore e quindi riduzione della spesa pubblica 3) le liberalizzazioni, magari in quegli ordini professionali di ventennale memoria, potrebbe portare ad un abbassamento delle tariffe, dovuto a maggior concorrenza