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IL CASO/ L’inutile bufala dietro al referendum sull’acqua

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Quella della privatizzazione è una bufala talmente grande che perfino l’Ocse, nel suo “Economic Survey of Italy 2011”, si sente in dovere di chiedere la “full privatization” di un settore che, evidentemente, è la cenerentola degli investimenti. La scelta se affidarsi, totalmente o parzialmente, risponde dunque a una serie di valutazioni che sono più tecniche e finanziarie che politiche. Perché, allora, il semplice sospetto che l’acqua possa essere privatizzata desta tante preoccupazioni?

È difficile rispondere, perché non c’è alcuna evidenza delle catastrofi che vengono preconizzate. Anzi: come dimostra Fredrik Segerfeldt nel suo libro “Acqua in vendita? Come non sprecare le risorse idriche”, l’esperienza internazionale è molto incoraggiante. Lo è, soprattutto, nei paesi in via di sviluppo, dove l’ingresso di soggetti privati ha consentito di cambiare volto al settore idrico, estendendo le tubature e migliorando l’accessibilità e la qualità dell’acqua, a vantaggio soprattutto delle periferie povere, e imponendo un (modesto) sacrificio, sottoforma di aumenti tariffari, ai ceti urbani medio-alti che già potevano contare sul lusso di un rubinetto in casa.

Dietro l’ostilità alla “privatizzazione”, allora, c’è soprattutto il pregiudizio. E dietro il pregiudizio ci sono soprattutto vizi ideologici, o interessi politici. Può esserci, da parte di qualcuno, la sincera convinzione che davvero i privati siano intrinsecamente speculatori e il pubblico sia per sua natura efficiente e bene intenzionato. A proposito, anche la Terra non è piatta.

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COMMENTI
26/05/2011 - ...in caso di gestori pubblici virtuosi... (fred doolet)

"Con il Decreto Ronchi, l’affidamento in house diventa una eccezione e resta possibile solo se si dimostra all’Antitrust che la società affidataria ha chiuso il bilancio in attivo e applicato una tariffa inferiore alla media del settore. Il regolamento prevede dei precisi indici per l’affidamento: * chiusura del bilancio in attivo; * reinvestimento nel servizio di almeno l’80% degli utili; * applicazione di una tariffa inferiore alla media del settore; * raggiungimento di costi operativi medi annui con un’incidenza sulla tariffa che si mantenga al di sotto della media del settore. Con il decreto Ronchi l’Italia si è allineata alla normativa comunitaria evitando, come avvenuto in passato, di incorrere in procedure di infrazione per illegittimi affidamenti." (fonte: http://www.acqualiberatutti.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10)

 
23/05/2011 - mi chiedo (francesco taddei)

se un comune gestisce bene il servizio idrico (cioè senza indebitarsi e con una rete integra, ce ne saranno pure in italia uno o due) per quale motivo dovrebbe affidare tale servizio ai privati?