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FINANZA/ Borse a picco, ma è solo l’inizio...

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Ormai non è questione di se, ma di quando. Ovvero, quando la Grecia andrà in default: se entro pochi giorni non ci sarà un nuovo salvataggio, ovvero lo sblocco della nuova tranche di prestito e l’accordo sui 60 miliardi supplementari, sarà default. Cercherò di descrivervi più avanti come questo avverrà, visto che la prospettiva di un Paese sulle soglie dell’emergenza a due ore di volo da Milano deve diventare qualcosa di familiare, un’opzione a cui prepararsi; ma prima qualche dato.

Il risultato politico delle elezioni amministrative in Spagna mette in pesante allarme la situazione di finanziamento del Paese, visto che già venerdì scorso Goldman Sachs aveva emesso un report riguardo la traiettoria di pericolo imboccata dai bond iberici. Il trend di crescita dei rendimenti, infatti, si basa su un punto di resistenza che è iniziato a 5,53% (ieri prezzava 5,60%), rischioso perché presuppone un pattern che punta a un obiettivo continuativo verso il 6,01%: a quel punto, il rischio di avvitamento a spirale rialzista sarebbe palese.

C’è poi la già citata Grecia, la quale secondo il quotidiano Kahtimerini ha in cassa denaro sufficiente a sopravvivere fino al 18 luglio, a meno che non sia sbloccata e approvata in fretta una nuova tranche del prestito dal decapitato Fmi e dall’improvvisamente insolvente Bce. Già, avete letto bene. La Banca centrale europea, infatti, si è ritrovata a prestare soldi collateralizzati da bond di virtuale categoria D, ovvero spazzatura della spazzatura: per Dow Jones, “rischi che ammontano a svariate centinaia di miliardi di euro sono nel bilancio dell’istituto”.

Questi rischi crescono perché le banche, soprattutto greche, irlandesi, portoghesi e spagnole, hanno offerto come collaterale asset-backed securities - obbligazioni liberamente scambiabili aventi per oggetto assets cartolarizzati e soggette a rating obbligatorio - che non sono valide per i prestiti della Bce, visto che il loro rating di debito è basso o addirittura inesistente. Insomma, un brutto periodo appare all’orizzonte e la caduta a piombo delle Borse mondiali di ieri mattina ne è soltanto il prodromo.

Certo, pesano anche i timori per la fine del secondo ciclo di quantitative easing e il crollo di molti titoli di linee aeree colpiti dalla nuova eruzione di un vulcano in Islanda, ma sono i timori del debito greco e il downgrade a orologeria dell’outlook italiano di Standard&Poor’s (cosa vi avevo detto nel mio articolo dell’1 aprile scorso?) a pesare maggiormente (va detto, però, che ieri era giorno di stacco delle cedole per molti big di Piazza Affari, un qualcosa che pesa per l’1,9% sull’indice Ftse Mib). Ma veniamo alla scenario che vi prospettavo in precedenza, ovvero cosa dobbiamo attenderci nel momento in cui Atene dichiarerà il default.



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COMMENTI
26/05/2011 - RCF (Andrea Trombetta)

Ometto tutte le importanti premesse: crisi finanziaria, rischio di default, problemi strutturali, frammentazione politica, squilibri nei bilanci pubblici e privati. Voglio evidenziare un punto specifico. I mercati finanziari tendono ad enfatizzare il buono ed il cattivo di ciò che scambiano: se una cosa va davvero bene, viene sopravvalutata, se va male, viene svenduta; la previsione gioca da moltiplicatore, come il cambio di una bicicletta. Se ci fosse una “perizia assicurativa” sul valore di un titolo in un determinato momento, aggiornata magari mensilmente, ed un fondo capace di “rispondere” automaticamente e rapidamente di tale stima, i mercati sarebbero in qualche modo calmierati e provvisti di una relativa dose di tranquillità. In tal modo tutta una serie di titoli deprezzati potrebbero riprendere quota ed i mercati subirebbero un’iniezione di fiducia. Ovviamente, i titoli potrebbero essere assicurati con percentuali diverse, come già avviene per i crediti, in funzione del rating. Se un simile meccanismo potesse funzionare, il problema consisterebbe “solamente” nella modalità di finanziamento del fondo, sicuramente da gestire a livello di BCE. E’ corretto ipotizzare che a pagare siano gli assicurati: ogni transizione, in funzione del tipo di titolo e del valore nozionale scambiato, dovrebbe scontare una commissione estremamente contenuta, da versare al fondo. Perché non rendere obbligatoria un’assicurazione di responsabilità civile finanziaria?

 
24/05/2011 - Casuali similitudini (Ruggero Battista)

http://blogs.telegraph.co.uk/finance/andrewlilico/100010332/what-happens-when-greece-defaults/ Buona lettura!

 
24/05/2011 - Fantafinanza (Giuseppe Crippa)

Penso che lo scenario prefigurato da Bottarelli, tanto realistico nella sua dinamica (complimenti per la sua abilità di romanziere) sia viziato dall’ipotesi di partenza che la Grecia andrà in default. Sono convinto che questo non succederà per l’ovvia ragione che non verrà lasciato succedere (da Germania e Francia in primis) Non credo però che da questa vicenda uscirà un’Europa più spostata ad est, ma semplicemente un’Europa ancor meno solidale di quanto non sia ora. Le disavventure favoriscono una maggior prudenza per il futuro e quindi per gli stati poco virtuosi sarà sempre più difficile indebitarsi.

 
24/05/2011 - puo finire così? (francesco taddei)

l'autore parla di grecia, irlanda, portogallo, spagna e perfino del regno unito (che però avrebbe maggiori possibilità data la sua semi-integrazione europea) (almeno così ho capito io). penso che questo (se accadrà) sia lo scenario per un'europa diversa da quella che conosciamo. Un'europa geograficamente più a est e che parlerà tedesco. domanda: ci sarà anche l'italia?

 
24/05/2011 - Manca un’informazione utile al lettore (Giuseppe Crippa)

A quanto quota William Hill l’avverarsi entro l’anno dello scenario prospettato nell’articolo?