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INDAGINE/ Istat, l’Italia e la sindrome del gambero

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Questi, però, non sono, a mio avviso, gli aspetti salienti del documento presentato, appropriatamente, in Parlamento. Nel Rapporto c’è uno stile nuovo e più attento al lungo periodo e alle fondamenta della politica economica (quale che sia la maggioranza parlamentare e la struttura dell’esecutivo). Non so quanti abbiano notato che oggi, a ridosso quasi di questo Rapporto sulla situazione del Paese, l’Istat presenta il Rapporto sulla demografia dell’Italia. Un messaggio forte per dire che senza una politica della famiglia, che freni l’invecchiamento della popolazione, si è condannati a un lento ma inesorabile declino.

Un altro aspetto poco notato dai cronisti economici: da quando venne interrotto a fine 1996 (a ragione dei tagli al bilancio Istat), l’istituto ha ripreso il lavoro sulla matrice di contabilità sociale (Social Accounting Matrix, Sam). Non è una chicca che può solo stuzzicare gli appetiti di una confraternita di pochi appassionati. Una Sam aggiornata (l’ultima risale al 1994), infatti, è lo strumento essenziale per valutazioni quantitative delle politiche economiche (quale che sia la maggioranza parlamentare e la composizione dell’Esecutivo). È parte integrante della cassetta degli attrezzi per cui uno Stato moderno possa operare.

Questi non sono che due esempi di un disegno più vasto che imporrà, prima o poi, misure legislative: la fusione di fatto tra Isae (Istituto di studi e analisi economica) e Istat fa sì che l’Italia si stia dotando di un’istituzione analoga all’Insee (Istituto nazionale di statistica e di studi economici) francese - un istituto centrale autonomo e indipendente di analisi economica e statistica in grado di formulare osservazioni e commenti a Governi e Parlamenti: non è un’innovazione da poco.

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