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SCENARIO/ Pelanda: perché Tremonti non gioca il "jolly" contro il fallimento?

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Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)  Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

Il governo italiano sta subendo una pressione esterna - indiretta dal mercato e diretta dalla Ue - per portare il prima possibile il bilancio statale alla condizione di pareggio. Ciò serve a rendere credibile che l’Italia potrà ripagare l’enorme debito (120% del Pil) nel futuro e nel frattempo pagarne gli interessi evitando ulteriori aumenti del debito stesso. Il governo non ha ancora precisato la cifra ed i tempi con cui tenterà di raggiungere la condizione di “deficit zero”, pur avendoli abbozzati nel piano inviato alla Ue per approvazione. Ma dovrà farlo presto, perché l’incertezza in materia aumenterà il costo di rifinanziamento periodico del debito (emissione di nuovi titoli per ripagare quelli giunti a maturazione, per esempio i Bot) e renderà l’Italia più vulnerabile al contagio di eventuali insolvenze o ristrutturazioni del debito di Grecia ed altri.
In sintesi, senza pareggio di bilancio l’Italia rischia guai gravissimi. Al momento, appare probabile che entro il 2014 l’Italia dovrà azzerare il deficit, la Germania si è impegnata a farlo nel 2016. Se così, ciò significa che in tre anni bisognerà tagliare 45 miliardi di spesa. Tremonti fa filtrare che l’azione sarà fattibile. Certamente lo è. Ma non è chiaro se lo sarà tagliando spesa, aumentando il gettito via crescita dell’economia o incrementando le tasse, o via un mix di queste cose. O altro.
L’agenzia di valutazione (rating) Standard & Poor’s non crede che un governo italiano sarà capace di raggiungere il pareggio di bilancio aumentando la crescita, perché non vede abbastanza ordine politico che permetta le riforme utili a stimolarla. Per questo, venerdì scorso, ha anticipato una tendenza negativa al riguardo della sostenibilità del debito pur senza ancora declassarlo. Tremonti si è sentito colpito ingiustamente perché il suo sforzo di riequilibrio della finanza pubblica via tagli alla spesa è internazionalmente apprezzato.



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COMMENTI
25/05/2011 - cui prodest? (Andrea Trombetta)

Tanto sintetica, quanto realistica l'analisi di Pelanda. Posto che la lotta all'evasione non è solo una questione di pareggio di bilancio, ma anche di equità sociale, la domanda sul perché il Governo non alieni parte del patrimonio per ridurre il debito coincide con la domanda relativa al perché non si tagli la ben nota parte improduttiva dei costi della politica (ministri, parlamentari, consiglieri, assessori, etc.). Ci sono interessi di terzi troppo delicati per essere limitati! Chi utilizza a condizione di estremo favore il patrimonio statale alienabile, di qualunque natura esso sia? Chi trae vantaggio da questo stato di fatto?

 
25/05/2011 - è cosi (marco ferrari)

Concordo con D'alessandro. Solo l'Europa, sperando che continuerà ad esistere, o il fallimento sembrano poter mettere pressione sulle dinamiche di spesa. Occorre l'avanzo di bilancio, ma nessuno pare prendere la questione sul serio.

 
25/05/2011 - un piatto di lenticchie non fa primavera (Alessandro d'Alessandro)

Caro Professore, se una signora un po' viziata vende i suoi gioielli e poi spende tutto per comprarsi delle belle scarpe, non risolve i suoi problemi economici. La vendita - anzi svendita, perché altrimenti nessuno compra - del patrimonio statale non risolve assolutamente nulla, perché tampona solo per poco la falla dei meccanismi di spesa che ogni santo giorno gettano il denaro dei contribuenti in mare, o meglio nei portafogli delle migliaia di parassiti che costituiscono lo zoccolo duro e resistentissimo del debito pubblico. L'unica prestazione che offrono in cambio del denaro che ricevono è il voto. Chi osa tagliare quei rami, muore. Perché gli economisti non vedono queste ovvietà, e e si fermano alla superficie? Come fanno a non vedere che (ad esempio) la semplice riduzione del 50% dei componenti dei consigli di amministrazione delle municipalizzate, che stanno lì soltanto a scaldare la sedia e a gonfiare il loro portafoglio, comporterebbe un risparmio colossale e perpetuo? Non più di due giorni fa è apparso sul Corriere della Sera un articolo nel quale il presidente del CNEL (organo costituzionale) ammetteva di dubitare che i 120 suoi componenti fossero tutti necessari. A mio avviso, questa semplice asserzione riveste un valore economico e strategico molto maggiore del solito, vecchio consiglio di svendere il patrimonio pubblico. Cominciate, voi economisti, a ficcare le mani nella vera melma in cui il Paese è invischiato da decenni!