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FINANZA/ 2. L’Europa resta sotto scacco delle "tre sorelle"

Pubblicazione:giovedì 26 maggio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Una bella revisione, visto che la stessa Moody’s ha tagliato il rating di Lehman Brothers il 15 settembre 2008, a tre giorni dalla bancarotta: David Einhorn, a capo dell’hedge fund Greenlight Capital, era short sul titolo da mesi e mesi. Solo lui un genio e tutti scemi nelle agenzie di rating? Non ci credo. Certo, quando Standard&Poor’s, attraverso Il Sole 24 Ore, ribadisce, come ha fatto pochi giorni fa, che il suo giudizio non incide sul rendimento dei bond poiché è il mercato a prezzare, viene proprio da ridere. E non lo dice il sottoscritto.

Non la pensano infatti così Rabah Arezki, Bertrand Candelon e Amadou Sy, autori del working paper del Fmi dal titolo “Sovereign rating news and financial markets spillovers: evidence from the European debt crisis”. E nemmeno Stanley D. Smith, Fazal J. Seyyed e Pu Liu, autori per il Journal of Business Finance and Accounting dello studio “The independent impact of credit rating changes - the case of Moody’s rating refinement on yield premiums”. E neppure Douglas Hearth, il già citato Pu Liu e James Felton, autori per la stessa rivista del saggio “The information content of security analyses: evidence from Standard & Poor’s common stock quality ranking changes”, dedicato proprio “all’anomalia S&P’s” e alla capacità dei ratings dell’azienda di influenzare prezzi dei titoli e rendimenti obbligazionari.

Insomma, che fare? E se affidassimo le valutazione delle aziende agli hedge funds, basandoci sulle posizioni che assumono nei loro riguardi? Finora ci hanno sempre preso, a dispetto degli occhi di riguardo delle tre sorelle verso soggetti “sensibili”. Una provocazione, ovviamente l’ultima sortita di S&P’s fa davvero pensare. Se appare infatti normale che al declassamento dell’outlook di un Paese segua quasi sempre un provvedimento analogo per alcune banche dello stesso, fa un po’ sorridere la motivazione con cui la sempre ineffabile Standard&Poor’s l’altro giorno ha rivisto il giudizio su Intesa San Paolo, Mediobanca, Bnl e Findomestic, giudicate troppo dipendenti dal mercato interno.

Scusate, ma non erano le stesse società di rating che da tre anni a questa parte ci dipingevano come rischio mortale le esposizioni estere, l’internazionalizzazione, il profilo globale delle banche e, soprattutto, le divisioni corporate&investment banking? Cosa è cambiato negli ultimi mesi? Se Intesa San Paolo la smettesse di occuparsi di erogazione del credito e gestione del risparmio e si mettesse a impacchettare abs o cdo, S&P’s sarebbe più magnanima?

L’Europa si svegli e dia vita il prima possibile a un’agenzia di rating indipendente, prima che le “tre sorelle” portino a termine la missione di politica estera affidatagli dal governo Usa e da Wall Street.


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