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SCENARIO/ 1. Forte: così il voto di Milano e Napoli può mettere l’Italia nei guai

Ieri l’Ocse ha evidenziato i buoni risultati che l’Italia può raggiungere sui conti pubblici. Il voto dei ballottaggi può però, spiega FRANCESCO FORTE, complicare le cose

Milano (Imagoeconomica) Milano (Imagoeconomica)

L’Ocse ieri ha diffuso il suo outlook sulle prospettive economiche dei paesi membri. Il Pil dell’Italia, secondo l’organizzazione di Parigi, salirà quest’anno dell’1,1% e dell’1,6% nel 2012: dati in linea con le precedenti previsioni, ma inferiori alle stime per l’Eurozona, che parlano di +2% sia nel 2011 che nel 2012 (in Germania si arriverebbe, rispettivamente, al +3,4% e al +2,5%). Dove l’Ocse sembra promuoverci è però sul terreno dei conti pubblici: il rapporto deficit/Pil dell’Italia è previsto al 3,9% nel 2011 e al 2,6% nel 2012. Meglio di noi, in questo caso, tra i grandi paesi farebbe solo la Germania con un 2,1% seguito da un 1,2%. La media dell’Eurozona sarebbe invece del 4,2% quest’anno e del 3% il prossimo. «Sono pronto a scommettere che quest’anno faremo ancor meglio di quel che dice l’Ocse, arrivando al 3,6% di deficit/Pil», dice a ilsussidiario.net Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, «anche perché l’anno scorso c’era già stato un miglioramento di circa mezzo punto rispetto alle previsioni. Ma c’è un altro punto importante in questo outlook».

Di che cosa si tratta?

L’Ocse certifica il fatto che saremo in grado di raggiungere il quasi pareggio di bilancio (si parla di 0,2-0,3% di deficit/Pil) nel 2014. Saremmo l’unico Stato nell’Unione europea a riuscire in questa operazione e il nostro debito pubblico sarebbe messo in sicurezza. Non saremmo perciò premiati perché siamo vicini alla Germania: eviteremmo, semplicemente, di essere maltratti. Naturalmente, questa operazione dipende dalla nostra necessità di mettere in ordine i conti pubblici, perché abbiamo un elevato rapporto debito/Pil, il quale non avrebbe creato problemi se non ci fossero stati due fattori destabilizzanti di cui non siamo responsabili.

Quali sono questi fattori?

Il primo è la crisi internazionale che ha fatto crescere i debiti pubblici e creato anche un clima di sospetto su debiti stessi. Ci troviamo quindi in una situazione oggettivamente più rischiosa, anche perché c’è una maggior concorrenza tra i collocatori di titoli pubblici. La crisi ha inoltre fatto diminuire il Pil, aumentando di riflesso il rapporto debito/Pil. Il secondo fattore riguarda la difficoltà di alcuni paesi europei, taluni già deboli come la Grecia, altri considerati virtuosi ed esaltati dalle società di rating come l’Irlanda, riguardo la tenuta del loro debito. La risoluzione dei loro problemi, invece che essere tempestiva e seria, è stata tormentosa e tuttora sub iudice. Questo ha dato la sensazione che l’Eurozona non sia così attendibile come si poteva supporre, minando il beneficio che abbiamo avuto entrando nell’euro: l’abbassamento dei tassi di interesse sul debito.

Questa dell’Ocse è quindi una sorta di ulteriore “promozione” della politica di rigore di Tremonti?


COMMENTI
26/05/2011 - RAPPORTO DEFICIT/PIL (Alessandro Ferrari)

Il Sig. Antonio De Risi dimentica che è con quella scusa (spendiamo per aumentare il PIL) che ci troviamo con questo debito pubblico che ci ammazza. NON SI POSSONO SPENDERE SOLDI CHE NON SI HANNO!! Tutti i governi hanno speso più di quello che avrebbero dovuto. C'è voluta la crisi per farcelo capire.

 
26/05/2011 - Perplessità notevoli sulle affermazioni di Forte (Antonio De Risi)

L'articolo, purtroppo, appare strumentale ad una propaganda politica in aiuto del centro destra, tenuto conto che stiamo parlando di elezioni "amministrative". Continuare a sostenere, peraltro da parte di chi dovrebbe intendersi di economia, che l'operato di Tremonti è valido, dimenticandosi che non è il semplice contenimento del solo valore del debito pubblico a risolvere i problemi dell'economia, mi sembra un grossolano errore. Infatti spesso si dimentica (volutamente?) che è importante il rapporto debito/pil per cui il "buon comportamento" è anche ed in particolare quello di far crescere il denominatore del rapporto e cioè il pil. Per assurdo anche se il debito pubblico aumenta ma, contemporaneamente, aumenta in misura maggiore il pil, il rapporto debito/pil diminuisce con il duplice obiettivo di mantenere gli standards europei e di dare maggiore ricchezza agli italiani. Al contrario contenere il debito pubblico (impoverendo gli italiani) con una stagnazione o riduzione del pil non porta alcun beneficio.