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SCENARIO/ 1. Forte: così il voto di Milano e Napoli può mettere l’Italia nei guai

Milano (Imagoeconomica) Milano (Imagoeconomica)

Questa linea di rigore perseguita da Tremonti non sarebbe stata possibile se non ci fosse un governo con un partito di maggioranza che la sostiene: merito quindi ai capogruppo parlamentari e a Berlusconi per questo. In ogni caso, non bisogna dimenticare che questa linea è stata continuamente minata e lo è ancora, dall’incertezza sull’economia, che oggi dipende, per esempio, da quel gruppo economico-finanziario e culturale di Milano che, attraverso personaggi come Giulia Maria Crespi e Piero Bassetti, sostiene Pisapia. Questo ha generato nella stampa internazionale l’idea che la maggioranza e il Governo potrebbero essere instabili. A causa di ciò, dovremo affrontare due problemi.

 

Ci spieghi quali sono.

 

Il primo è che si rende ancor più necessaria la manovra di giugno (40 miliardi in tre anni), con i sacrifici che essa comporta. Il secondo è che non si sa bene cosa accadrà dopo. È già successo nella storia dell’Italia che quando un governo riesce a realizzare una manovra di finanza pubblica efficace, l’opposizione si rafforza e può cercare di prendere il potere che prima non aveva. Un operatore economico avverte quindi che c’è un’incertezza sull’economia del futuro: si intuisce che la manovra andrà in porto e che qualunque sia il governo che verrà dopo riuscirebbe a godere dei conti in ordine, ma non si sa se in Italia ci saranno delle regole che renderanno conveniente investire oppure no, con tutti i riflessi che questo ha sulla crescita e sullo sviluppo del nostro Paese.

 

Prima ha citato Pisapia. Crede che il voto di Milano, così come quello di Napoli, sia da ritenere cruciale o no?

 

Politicamente non credo, per due ragioni. La prima: è noto che intorno a metà legislatura, se non c’è una crescita economica, di solito nelle amministrative chi è al governo perde voti, come abbiamo visto anche in Germania, dove pure c’è stata una ripresa economica importante. La seconda: le elezioni amministrative non hanno un riflesso sulle elezioni nazionali, perché sono due fatti diversi. Dal punto di vista politico, si può solo dire che il governo doveva essere defunto da tempo e invece è ancora vivo e che il Partito democratico, se vuole battere gli avversari, è costretto a “piegarsi” alle estreme.

 

Ma un investitore internazionale non darà valenza nazionale al voto?

 

Questo è sicurissimo, infatti sono convinto che Standard & Poor’s abbia cambiato il suo outlook sull’Italia dopo aver visto i risultati del primo turno delle amministrative e leggendo quel che scrivono i nostri giornali, desumendone che il governo potrebbe addirittura cadere in questo periodo. Per fortuna, oltre agli investitori internazionali che danno retta a certe agenzie di rating, ce ne sono altri, come i cinesi, che non fanno ragionamenti simili.

 

Cosa accadrebbe se il centrodestra dovesse perdere sia a Milano che a Napoli?


COMMENTI
26/05/2011 - RAPPORTO DEFICIT/PIL (Alessandro Ferrari)

Il Sig. Antonio De Risi dimentica che è con quella scusa (spendiamo per aumentare il PIL) che ci troviamo con questo debito pubblico che ci ammazza. NON SI POSSONO SPENDERE SOLDI CHE NON SI HANNO!! Tutti i governi hanno speso più di quello che avrebbero dovuto. C'è voluta la crisi per farcelo capire.

 
26/05/2011 - Perplessità notevoli sulle affermazioni di Forte (Antonio De Risi)

L'articolo, purtroppo, appare strumentale ad una propaganda politica in aiuto del centro destra, tenuto conto che stiamo parlando di elezioni "amministrative". Continuare a sostenere, peraltro da parte di chi dovrebbe intendersi di economia, che l'operato di Tremonti è valido, dimenticandosi che non è il semplice contenimento del solo valore del debito pubblico a risolvere i problemi dell'economia, mi sembra un grossolano errore. Infatti spesso si dimentica (volutamente?) che è importante il rapporto debito/pil per cui il "buon comportamento" è anche ed in particolare quello di far crescere il denominatore del rapporto e cioè il pil. Per assurdo anche se il debito pubblico aumenta ma, contemporaneamente, aumenta in misura maggiore il pil, il rapporto debito/pil diminuisce con il duplice obiettivo di mantenere gli standards europei e di dare maggiore ricchezza agli italiani. Al contrario contenere il debito pubblico (impoverendo gli italiani) con una stagnazione o riduzione del pil non porta alcun beneficio.