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SCENARIO/ 1. Forte: così il voto di Milano e Napoli può mettere l’Italia nei guai

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Milano (Imagoeconomica)  Milano (Imagoeconomica)

Se ci saranno queste due sconfitte, non dico che avverrà uno tsunami, ma sicuramente una forte scossa a danno del nostro debito pubblico, nonostante la manovra di Tremonti. Inoltre, quest’ultima dovrà essere più aspra di quello che altrimenti sarebbe necessario, soprattutto nella prima parte, cioè per l’anno prossimo. L’Italia, infatti, dovrà far in modo di emettere meno debito pubblico e dare la sensazione di avere un bilancio molto robusto. L’unica cosa positiva è che almeno Tremonti nella manovra non aumenterà le imposte.

 

A questo proposito, martedì la Corte dei Conti segnalava che il rigore sui conti rende impossibile qualsiasi diminuzione della tasse.

 

La riduzione delle imposte non è mai stata possibile in Italia, se non eliminando gli esoneri. Noi ne siamo però pieni. Sicuramente diminuendo i tributi sul costo del lavoro e sugli utili delle imprese avremmo più crescita, però questa non possiamo considerarla un gettito valido per finanziare tali riduzioni, perché la crescita è un fenomeno che si verifica dopo. Quello che dice la Corte dei Conti è quindi sacrosanto: in questo periodo non ci possiamo permettere di ridurre le tasse se non abbiamo una copertura. Tremonti potrebbe, ma non credo lo voglia fare, ridurre delle aliquote e aumentarne delle altre.

 

L’Ocse scrive anche che il Programma nazionale di riforma presentato dal governo italiano contiene una lista di priorità che deve essere effettivamente portata a termine, in modo da migliorare il potenziale dell’economia e ridurre il peso del debito attraverso la crescita del Pil. Un’altra conferma di quanto sia importante la stabilità politica?

 

Non c’è dubbio: da quanto è avvenuto negli ultimi anni non si può non notare che, in periodi di crisi come questi, se un governo progetta delle riforme, e poi va in crisi, ne risente anche la credibilità del progetto. Abbiamo visto anche in Portogallo, Irlanda e Grecia quanto conta la stabilità politica. Ringraziamo quindi l’Ocse per aver sottolineato questa esigenza che alcuni sembrano aver dimenticato: bisognerebbe essere a favore della stabilità del governo in periodi di crisi. Certo, si possono discutere le linee di Tremonti, le riluttanze a fare privatizzazioni e liberalizzazioni, che mi paiono molto importanti e necessarie, ma questo Programma bisogna poterlo attuare, anche se non è il migliore del mondo. Non dobbiamo commettere l’errore di dare la sensazione che gli italiani non sono capaci di portare a termine il loro piano perché litigano troppo: questo ci danneggerebbe.

 

(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
26/05/2011 - RAPPORTO DEFICIT/PIL (Alessandro Ferrari)

Il Sig. Antonio De Risi dimentica che è con quella scusa (spendiamo per aumentare il PIL) che ci troviamo con questo debito pubblico che ci ammazza. NON SI POSSONO SPENDERE SOLDI CHE NON SI HANNO!! Tutti i governi hanno speso più di quello che avrebbero dovuto. C'è voluta la crisi per farcelo capire.

 
26/05/2011 - Perplessità notevoli sulle affermazioni di Forte (Antonio De Risi)

L'articolo, purtroppo, appare strumentale ad una propaganda politica in aiuto del centro destra, tenuto conto che stiamo parlando di elezioni "amministrative". Continuare a sostenere, peraltro da parte di chi dovrebbe intendersi di economia, che l'operato di Tremonti è valido, dimenticandosi che non è il semplice contenimento del solo valore del debito pubblico a risolvere i problemi dell'economia, mi sembra un grossolano errore. Infatti spesso si dimentica (volutamente?) che è importante il rapporto debito/pil per cui il "buon comportamento" è anche ed in particolare quello di far crescere il denominatore del rapporto e cioè il pil. Per assurdo anche se il debito pubblico aumenta ma, contemporaneamente, aumenta in misura maggiore il pil, il rapporto debito/pil diminuisce con il duplice obiettivo di mantenere gli standards europei e di dare maggiore ricchezza agli italiani. Al contrario contenere il debito pubblico (impoverendo gli italiani) con una stagnazione o riduzione del pil non porta alcun beneficio.