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MANOVRE/ Dietro l’addio di Lufthansa a Malpensa i "giochi" di Easyjet e Alitalia

Lufthansa Italia lascerà l’aeroporto di Malpensa. La causa di questa scelta e le prospettive che ora si aprono per lo scalo lombardo secondo ANDREA GIURICIN

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

L’abbandono di Malpensa da parte di Lufthansa Italia è un duro colpo per lo scalo milanese. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno; dopo il de-hubbing di Alitalia nel 2008, l’aeroporto stava ricominciando a crescere. Lo scorso anno aveva registrato quasi 19 milioni di passeggeri e di questi circa il 5% era “dovuto” alla compagnia tedesca.

Lufthansa aveva appena ottenuto il certificato come compagnia italiana, ma i dati registrati su Malpensa hanno fatto cambiare idea al management, che aveva un’idea ambiziosa: creare un hub sullo scalo varesino. Dopo l’entrata in funzione del Piano Prato, dal nome dell’ex amministratore delegato di Alitalia, nel 2007, Milano Malpensa aveva visto una perdita di quasi 10 milioni di passeggeri a causa del vettore di bandiera italiano. La nuova Alitalia ha deciso di continuare a puntare sulla strategia dell’unico hub, stanziato a Fiumicino. La struttura del doppio hub aveva motivi politici e solo un’azienda statale come l’ex Alitalia poteva mantenerlo; infatti, la doppia base causava perdite fino a 200 milioni di euro l’anno.

Ma quali sono, o meglio, qual è la causa dell’abbandono di Lufthansa Italia? La concorrenza. Nello scalo gestito dalla Sea, il primo operatore con oltre il 25% della quota di mercato è la low cost Easyjet. Questa compagnia ha un target di viaggiatori che non è troppo differente da quello del vettore tedesco; non è un caso che Lufthansa Italia avesse aggredito il mercato con delle tariffe molto basse.

Le rotte offerte dal gigante tedesco erano in concorrenza con il vettore low cost e chiaramente sui costi non riusciva a competere; è la ragione per la quale i prezzi dei biglietti erano in media più elevati e di conseguenza gli aerei erano poco pieni. Inoltre, Alitalia aveva deciso di aggredire lo stesso segmento della clientela con il marchio AirOne; la compagnia italiana è il secondo operatore sullo scalo di Malpensa e anch’essa era in diretta concorrenza con i tedeschi.


COMMENTI
27/05/2011 - Malpensa (alberto servi)

Alle giuste motivazioni di Giuricin ci sono da aggiungere altre considerazioni. L'aeroprto di Malpensa era con la vecchia Alitalia un HUB che collegava con voli diretti Tokyo, Sydney, Buenos Aires, Johannesburg, LosAngeles. Gli aerei sempre pieni.Faceva una concorrenza determinante agli altri HUBs europei. Di qui il progetto con la KLM naufragato nel 2001 per la inedeguatezza dei politici, il Tesoro proprietario della Compagnia in primis e degli AD Alitalia travestiti da amministratori. Siamo arrivati a 10.000 esuberi ! 10.000 stipendi da pagare a gente di cui non c'era bisogno. Il ritorno economico nell'operatività dei collegamenti aerei lo si ha nei voli a lungo raggio che purtroppo in Italia non ci sono più. Oggi tutti i voli dall'Italia fanno da feeder a Parigi, Francoforte e Londra. Da lì poi raggiungono tutti gli angoli del mondo. Le low-cost Easyjet, Airlingus e tutte le altre godono dei contributi che i vari Sindaci che pagano con i soldi nostri. Ecco una delle motivazioni dei prezzi stracciati. L'aeroporto di campanile è l'ultima moda del trasporto aereo nazionale. Fa anche piacere al passeggero del corto e medio raggio che come alternativa potrebbe andare a Malpensa, molto meno a chi deve andare da Bergamo a Sydney o Buenos aires via Londra o via Parigi. Spinetta e tutte le Consorelle europee con la feroce guerra a Malpensa hanno conseguito una grande vittoria.