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SCENARIO/ La via di Marchionne contro il "decennio perduto" dell'Italia

Pubblicazione:venerdì 27 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 27 maggio 2011, 9.44

Emma Marcegaglia (Ansa) Emma Marcegaglia (Ansa)

“Il decennio perduto alle nostre spalle, in termini di minore competitività e mancata crescita, viene da divisioni e lacerazioni interne a ciascuno dei due poli della politica, alle prese con fratture e problemi di leadership personali anteposti agli interessi del Paese”. È difficile non essere d’accordo con la diagnosi di Emma Marcegaglia: i risultati della politica, dal 2001 a oggi, sono stati assai modesti.

Si può dire, in estrema sintesi, che i due poli (senz’altro più il centrodestra che non il centrosinistra, se non fosse che per la maggior durata della permanenza nella stanza dei bottoni) hanno senz’altro mancato la straordinaria occasione offerta dall’entrata nell’area euro. Quanto sarebbe stato più facile, ad esempio, avviare la riforma fiscale in una stagione di tassi bassi e denaro abbondante, trasferendo parte dalla tassazione dalle persone alle cose come predicava negli anni Novanta un ruspante e battagliero giovin studioso dal nome di Giulio Tremonti.

Chi l’ha fatto, vedi la Germania, ha posto le basi per una straordinaria ripresa di efficienza del sistema. Ma non va dimenticato che Gerhard Schroeder, principale attore della riforma, ci ha rimesso il posto di primo ministro e di segretario della Spd. Come, forse, gli era stato già anticipato dai sondaggisti tra Berlino e Francoforte.

Quanto sarebbe stato più saggio utilizzare il presunto “tesoretto” per aggredire il debito, invece che baloccarsi su presunti aiuti alle famiglie che si sono tradotti in interventi di spesa corrente, come ci ha spiegato, in un prezioso ciclo di lezioni televisive, il professor Romano Prodi. Ma i buoni propositi sono andati in fumo per tenere in piedi una coalizione estremamente “larga” negli interessi e negli obiettivi. Cosa che è riuscita solo per un po’.

Difficile non essere d’accordo con la diagnosi della Marcegaglia. Ma c’è da chiedersi quale sia stato il ruolo degli industriali, in tutto questo tempo. Nel decennio di occasioni perdute, da quel che si è visto, il partito degli industriali è stato, il più delle volte, a guardare. Senza assumere le posizioni che era legittimo attendersi dalle lobbies dell’impresa. Per carità, a confutare questa sensazione ci stanno volumi e volumi di interventi, analisi, studi e convegni. Per certi versi, si può convenire che l’accusa è ingiusta: nel caso dell’impegno contro la mafia nelle regioni meridionali, ad esempio. La battaglia contro il pizzo è un ottimo esempio di partecipazione. Ma, a livello di confederazione, non c’è stata analoga mobilitazione sul tema del rapporto tra giustizia ed economia.


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COMMENTI
28/05/2011 - La colpa è di confindustria (Vittorio Cionini)

Ha pienamente ragione il signor Saracino la Confindustria ha le maggiori colpe del degrado del sistema. Chi crea ricchezza ha il diritto dovere di controllare dove e come questa ricchezza viene utilizzata. Invece di assecondare una classe politica, sindacale, finanziaria e culturale di incapaci, prima ancora che corrotti o vanesi, avrebbe dovuto evitare che queste persone arrivassero ad occupare le posizioni di potere che hanno raggiunto. Come ? Battendosi come leoni. Bastavano forse un paio di Marchionne o forse bastava fare bhuuu. Purtroppo invece dei ruggiti si sono sentiti i belati e oggi ne paghiamo tutti le conseguenze. Penso con tristezza ai miei nipoti. Vittorio Cionini

 
28/05/2011 - IMarcegaglia, Montezemolo, Fossa (Giuseppe Saracino)

I principali responsabili del mancato sviluppo non sono gli industrali, ma la confindustria nella persona della Marcegaglia e suoi predecessori: Berlusconi fu il primo in Europa ad affrontare il problema delle pensioni, e si beccò il più grande sciopero della storia, e la confindustria fu assente, volle riformare l'art 18 dello statuto dei lavoratori e si beccò 2 anni di girotondi, nell'assenza di Montezemolo che pensava a "fare squadra" con Schumacher. Se Marchionne é stato costretto a intervenire a suo modo é perché la confindustria ha perduto un ventennio a baloccarsi con le relazioni industriali. In compenso,secondo alcuni non avrebbe mai perso la faccia e può rimproverare altri di essere inerti.