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SCENARIO/ La via di Marchionne contro il "decennio perduto" dell'Italia

Emma Marcegaglia (Ansa) Emma Marcegaglia (Ansa)

Perché la Confindustria non si è battuta per dettare regole certe in materia di 231, cioè di corretta governance aziendale, lasciando che la materia sia discrezione dei pm? Perché non c’è stata un’azione altettanto forte di quella, sacrosanta, contro chi paga il pizzo, a proposito di chi sgarra in materia di sicurezza sul lavoro? Il risultato è che gli imprenditori virtuosi sono stati criminalizzati al pari di quelli che, pur rispettando in caso gli oneri di legge, hanno abusato delle imprese terziste, chiudendo entrambi gli occhi. Il risultato è una doppia verità, fatta apposta per coprire il vuoto di iniziativa.

Esemplare, al proposito, la doppia verità del recente convegno di Bergamo. La base degli imprenditori è esplosa in un solenne e liberatorio applauso di fronte al manager di Thyssen condannato per omicidio volontario. Mica per sadismo. Ma perché finalmente aveva occasione di esprimersi su una materia che sentiva vicina alla propria realtà: sia chi fa il possibile per mettersi in regola (ma rischia lo stesso accuse capitali), sia chi esercita l’arte della furbizia. In tutto questo, Confindustria ha badato a non rompere le uova nel paniere, ovvero a non scontentare troppo padroni e padroncini .

Certo, fa bene Emma Marcegaglia a rivendicare di essere il presidente di tutti gli industriali, non piegandosi ai desiderata della Fiat. Non si vede per quale motivo una larga fetta del mondo dell’industria meccanica, che ha trovato in maniera più che soddisfacente il modo per convivere con la Fiom (che in tante piccole e medie aziende ha comportamenti ben diversi da quelli di Mirafiori o Pomigliano, come ha dimostrato lo stesso caso Bertone) dovrebbe partecipare a una crociata che non sente sua per far piacere a Marchionne. Ma il numero uno del Lingotto, in questi anni, ha indicato una strada (certo non la sola) che il capitalismo italiano deve percorrere se vuol recitare un ruolo nel mercato globale. Una strada che di certo non intende mettere a rischio per interventi della magistratura o ricerca estenuata di compromessi al tavolo delle trattative che richiedono anni, mica mesi.


COMMENTI
28/05/2011 - La colpa è di confindustria (Vittorio Cionini)

Ha pienamente ragione il signor Saracino la Confindustria ha le maggiori colpe del degrado del sistema. Chi crea ricchezza ha il diritto dovere di controllare dove e come questa ricchezza viene utilizzata. Invece di assecondare una classe politica, sindacale, finanziaria e culturale di incapaci, prima ancora che corrotti o vanesi, avrebbe dovuto evitare che queste persone arrivassero ad occupare le posizioni di potere che hanno raggiunto. Come ? Battendosi come leoni. Bastavano forse un paio di Marchionne o forse bastava fare bhuuu. Purtroppo invece dei ruggiti si sono sentiti i belati e oggi ne paghiamo tutti le conseguenze. Penso con tristezza ai miei nipoti. Vittorio Cionini

 
28/05/2011 - IMarcegaglia, Montezemolo, Fossa (Giuseppe Saracino)

I principali responsabili del mancato sviluppo non sono gli industrali, ma la confindustria nella persona della Marcegaglia e suoi predecessori: Berlusconi fu il primo in Europa ad affrontare il problema delle pensioni, e si beccò il più grande sciopero della storia, e la confindustria fu assente, volle riformare l'art 18 dello statuto dei lavoratori e si beccò 2 anni di girotondi, nell'assenza di Montezemolo che pensava a "fare squadra" con Schumacher. Se Marchionne é stato costretto a intervenire a suo modo é perché la confindustria ha perduto un ventennio a baloccarsi con le relazioni industriali. In compenso,secondo alcuni non avrebbe mai perso la faccia e può rimproverare altri di essere inerti.