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IL CASO/ Quegli “affari” di Intesa Sanpaolo e CariParma che danneggiano i correntisti

Pubblicazione:sabato 28 maggio 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Naturalmente si sono dovute dedicare ore a fornire i nuovi codici Iban a datori di lavoro ed enti previdenziali. Erano state date assicurazioni che ciò sarebbe stato effettuato centralmente, ma i due maggiori istituti previdenziali (Inps e Inpad) affermano di non saperne nulla; i clienti in materia hanno avuto unicamente informazioni ufficiose e verbali. Guai per chi deve andare all’estero e utilizzare, dall’estero, i servizi telematici; a due settimane (tempo molto lungo nel settore bancario) dal “D-Day” sono in disguido permanente.

CariParma, interpellata, sostiene che la colpa sia di Intesa San Paolo. Dal canto suo, Intesa San Paolo fa intendere che CariParma non ha valutato le implicazioni dell’acquisto di un numero così elevato di agenzie. È chiaro che i due istituti non si amano. È anche chiaro, però, che i correntisti non chiedono ai due amministratori delegati di sollazzarsi in un letto a due piazze, ma che i servizi siano puntuali ed efficienti e che ci sia adeguato risarcimento per il tempo e lo stress causato da questi situazione.

Cosa fare? In primo luogo, le autorità di vigilanza devono prendere la situazione in mano e la stessa Abi deve intervenire a mettere ordine in una vicenda che non dà certo lustro al sistema bancario italiano. In secondo luogo, le associazioni dei consumatori devono prendere le azioni necessarie perché, da un lato, i servizi vengano ripristinati senza indugio e i responsabili di questo stato di cose vengano chiamati a rispondere con i loro patrimoni personali di disagi e danni causati ai correntisti. In terzo luogo, i correntisti medesimi devono “votare con le gambe”: se i servizi restano incompleti e non si è risarciti per i disagi e danni subiti, vadano altrove.



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